Acqui Terme, consiglieri di opposizione fanno chiarezza sulle Terme
Politica
Gian Luca Ferrise  
28 Agosto 2026
ore
10:11 Logo Newsguard
Attraverso un comunicato

Acqui Terme, consiglieri di opposizione fanno chiarezza sulle Terme

Documento realizzato sugli atti ad uso dei cittadini acquesi

Acqui Terme . Non passa giorno senza che i cittadini fermino per strada i consiglieri di opposizione Elena Trentini, Franca Roso e Carlo De Lorenzi per chiedere  loro aggiornamenti sulla vicenda delle Terme. Di qui la realizzazione di un lungo documento realizzato per gli acquesi basato esclusivamente su atti comunali.

«Il nostro compito come consiglieri di opposizione, pur muovendoci in modo autonomo e senza vincoli di alleanza, è fare chiarezza. Non intendiamo commentare le dichiarazioni recepite dai giornali o rilasciate dal Sindaco; preferiamo analizzare gli atti amministrativi e i documenti ufficiali» – spiegano Trentini, Roso e De Lorenzi.

Di qui un’interrogazione a risposta scritta a cui il Comune ha risposto e sulla base dell’analisi degli atti e delle risposte scritte ricevute, emerge il quadro completo sulla vicenda che è stato sinstizato nel documento.

 

Il quadro normativo

La reale comprensione dello stato attuale richiede una ricostruzione che molti dei lettori già conoscono bene, ma che pare necessario riprendere per comodità di lettura.

L’intero sistema di utilizzo delle acque termali si poggiava storicamente su tre distinte concessioni nate nel 1935: due di natura “perpetua” relative alle sorgenti storiche (la concessione “Bollente” in centro e la concessione “Vascone” nella zona dei Bagni) e una terza, novantennale, estesa all’intero territorio comunale di Acqui e Visone, di fatto mai utilizzata e giunta a naturale decadenza nel 2025.

Questo assetto quasi centenario è stato superato dall’intervento del legislatore regionale. Nel 2023, la Regione Piemonte ha approvato una specifica norma (Legge Regionale 3 del 2023 art. 117) che ha cancellato il principio della perpetuità delle concessioni minerali e termali. La nuova legge ha fissato la durata massima di tali diritti in vent’anni, facendoli decorrere dal 2006 (anno di entrata in vigore del Testo Unico delle Acque Pubbliche). Ne consegue la scadenza ad aprile 2026 per quelle perpetue, mentre quella novantennale scadeva naturalmente nel 2025.

Inoltre, con un ulteriore passaggio nel giugno 2025, la Regione Piemonte ha approvato una legge  istitutiva del Polo Termale Acquese con cui ha delegato direttamente il Comune di Acqui Terme (unico in Regione) a gestire il rilascio e il rinnovo delle concessioni, trasferendo formalmente tale competenza dalla Provincia all’amministrazione comunale.

Da quel momento, il Comune è diventato l’unico titolare del procedimento, pur nella necessità di muoversi di concerto con la Regione (che è e rimane la proprietaria delle acque nonchè titolare della competenza in materia sanitaria) e la Provincia, che mantiene compiti residui (ed è per questo che ha promosso lo studio geologico di cui parleremo in seguito).

Per gestire questa transizione e garantire la continuità della prestazione sanitaria (anche mediante utilizzo di locali del Comune, di cui tratteremo successivamente), la Regione nel 2026 ha stanziato a favore del Comune un fondo straordinario di 750 mila euro in tre anni.

 

I contenziosi aperti

  • Il ricorso al TAR Piemonte: La società ha impugnato (il primo ricorso è del settembre 2025) le leggi regionali e gli atti attuativi dei vari enti (Provincia, Comune, Regione) per bloccare la decadenza dei diritti e contestare la scadenza delle concessioni al 2026. Richiede che rimanga lo status quo o, in subordine, che le scadenze siano allungate (20 anni a partire dal 2023, data della nuova legge). In questi ricorsi si solleva anche l’illegittimità costituzionale della norma regionale. La causa è alle battute iniziali: finché non si concluderà questo contenzioso che contesta la proprietà stessa delle concessioni storiche, la situazione rimarrà tecnicamente bloccata. Questo è il nodo giuridico principale che condiziona l’intera vicenda.

 

  • Il contenzioso patrimoniale a Genova: Davanti al Tribunale di Genova si discute invece esclusivamente il valore economico delle quote societarie che la società Terme dovrebbe versare al Comune. Questo giudizio economico (si parla di una cifra tra i 750 mila e il milione di euro) non incide sull’assegnazione delle concessioni, ma regolerà unicamente questa partita economica.

 

La delibera  n. 144 del 29 aprile 2026: l’analisi dell’atto di indirizzo

Il Comune si muove sulla questione Terme con un atto fondamentale di indirizzo: la Delibera di Giunta Comunale n. 144, approvata il 29 aprile 2026. Questo atto definisce le linee della fase transitoria e fissa gli indirizzi per il futuro del polo idrotermale.

L’esame oggettivo del testo fa emergere alcune precise risultanze che paiono  ridimensionare la narrazione ottimistica della Giunta come appare dai giornali:

  • L’elemento omesso: La Delibera 144 delinea scenari futuri, parla di bandi di gara e di “ricognizioni di mercato” per attrarre investitori internazionali senza mai citare i ricorsi giudiziari in corso. È evidente che nessun investitore serio parteciperà mai a bandi comunali su risorse idriche il cui utilizzo è bloccato da un ricorso al TAR. Programmare gare senza risolvere prima il nodo legale non offre garanzie al mercato.

 

  • Lo scollamento temporale rispetto alla chiusura: La Giunta ha adottato questo atto il 29 aprile 2026, giorno esatto della scadenza delle vecchie concessioni. Tuttavia, la chiusura dell’attività curativa e il conseguente licenziamento collettivo di tutti i dipendenti erano già avvenuti mesi prima, il 5 gennaio 2026. Il Comune è intervenuto con quasi quattro mesi di ritardo rispetto al reale blocco occupazionale e operativo della città, e a 9 mesi da quando ha ricevuto i poteri dalla Regione.

 

  • L’impossibilità di procedere con i bandi: Nel testo della delibera, l’Amministrazione ammette esplicitamente di «non essere attualmente nelle condizioni di procedere all’immediato avvio della procedura formale di assegnazione delle concessioni in quanto l’ente non dispone ancora di un quadro patrimoniale, tecnico, sanitario e giuridico sufficientemente definito».

 

  • La tempistica delle soluzioni transitorie: Il documento rivela che solo il 25 marzo 2026 il Comune ha chiesto formalmente al concessionario uscente di valutare l’affitto dei locali e delle attrezzature per salvare la stagione sanitaria. Una richiesta ponte arrivata all’ultimo minuto, non sappiamo se prima, durante o dopo le trattative poi naufragate.

 

Le tempistiche e il nodo strategico Comune – Regione – Asl

Accanto agli atti di indirizzo, esaminiamo l’attività burocratica svolta dal settembre 2025, sempre basandoci sulle carte ufficiali:

  • I tempi burocratici: La legge regionale di delega è di luglio 2025, ma la Giunta ha chiesto i documenti alla Provincia di Alessandria solo il 29 settembre 2025. Il ritiro materiale dei faldoni è avvenuto il 4 dicembre. Sono passati tre mesi solo per trasferire le carte tra due istituzioni del territorio.

 

  • I contatti con il concessionario: L’Amministrazione ha atteso il 6 dicembre 2025 per chiedere un incontro alla società Terme e pianificare la stagione 2026. Un incontro chiesto a ridosso delle vacanze di Natale; la società ha preso tempo e il 5 gennaio 2026 è scattato il licenziamento dei dipendenti. La richiesta ufficiale del Comune per “affittare” i locali e proseguire le cure è arrivata solo il 25 marzo 2026.

 

  • Lo slittamento dello studio geologico provinciale: Lo studio idrogeologico della Provincia poteva offrire una via d’uscita allo stallo. Poiché la concessione territoriale novantennale è scaduta senza ricorsi, il Comune avrebbe potuto aprire nuove fonti pubbliche in altre zone di Acqui e Visone, aggirando il blocco del TAR; lo studio infatti serviva a dimostrare che le nuove fonti non avrebbero interferito con i bacini storici (“Bollente” e “Vascone”). Purtroppo lo studio è partito tardissimo per intoppi burocratici regionali e provinciali, ed è stato consegnato solo nell’aprile 2026. Quando abbiamo chiesto i risultati dello studio con l’interrogazione di giugno, la risposta del Comune (arrivata il 28 luglio) è stata evasiva: “stante la complessità e l’estrema tecnicità dello studio una sintesi rischierebbe di essere parziale, inesatta e potenzialmente fuorviante”.

 

  • La mancanza di supporto tecnico: Vista la complessità della relazione consegnata dai tecnici incaricati dalla Provincia, da mesi chiediamo la nomina di un geologo di fiducia per il Comune. Il 28 luglio ci è stato risposto che esistono solo “contatti preliminari” con l’Università di Genova, ma nessun incarico è stato ancora formalizzato.

 

Il reparto cure provvisorio in Municipio e i  rapporti con  Regione e Asl

Con la Delibera n. 305 del 30 luglio 2026, il Comune ha proposto di allestire un centro cure provvisorio per le inalazioni al piano terra del Municipio (ex sede IAT in Corso Roma), usando i fondi regionali di 750 mila Euro di cui abbiamo sopra accennato . La stessa delibera specifica però che l’atto «non costituisce impegno di spesa o autorizzazione» e che non c’è ancora un accordo con l’ASL di Alessandria, ma solo un confronto preliminare.

Questo progetto è in singolare divergenza con quanto  recentissimamente  emerso sugli organi di stampa (Il Secolo XIX e La Stampa, 1 agosto u.s.), da cui abbiamo appreso che la Regione Piemonte ha stanziato ulteriori 100.000 euro destinati al Comune per la ricerca di acqua termale in prossimità dell’ospedale cittadino, con l’obiettivo di spostare le cure direttamente nella struttura dell’ASL. Nel ricordare che l’Asl è l’unico soggetto che può validare le cure sanitarie, possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una situazione di difficile decifrazione .

Da un lato il Comune progetta una struttura provvisoria in centro, dall’altro la Regione e l’ASL finanziano un piano per spostare l’attività termale presso il Monsignor Galliano.

Non vorremmo che questa  sovrapposizione indicasse  che sussistono diverse  linee strategiche tra i due Enti.

 

I lavoratori

I dipendenti delle Terme addetti alle cure sono stati licenziati il 5 gennaio 2026 con la stringata  motivazione, contenuta nella lettera di licenziamento, della cessazione dell’attività curativa.

E’ presumibile pensare che la giustificazione formale della Azienda (sempre, ribadiamo, non esplicitamente citata nella lettera di licenziamento) potrebbe risiedere nel fatto che a concessioni scadute (aprile 2026) e senza proroghe operative, la società non poteva più utilizzare le acque e quindi fornire le cure.

Nella già citata delibera di Giunta del 30 luglio 2026  sul centro provvisorio allo IAT gestito da Asl e Comune, la posizione dei lavoratori viene così menzionata: “ritenuto necessario […] che le risorse umane possano trovare adeguata collocazione  lavorativa”. In mancanza di decreti o atti pratici, ad oggi questa ci appare purtroppo come una semplice dichiarazione di intenti sulla carta.

 

Conclusioni

«Spiegare la vicenda Terme, attenendosi agli atti più che ai comunicati stampa, è un dovere nei confronti dei cittadini, dei commercianti e dei lavoratori che subiscono questa crisi ogni giorno. La situazione è complessa e richiede maturità e realismo, non propaganda, spiegano i consiglieri comunali Trentini, Roso e De Lorenzi – che aggiungono: I tempi del TAR e i problemi tecnici ancora aperti dimostrano che la soluzione di breve periodo può non essere immediata.

Se si riuscirà ad aprire un reparto cure provvisorio entro il 2026 (cosa complessa) o nel 2027, dipenderà interamente dalla reale volontà di collaborazione e da una visione comune tra ASL, Regione e Comune. Le soluzioni definitive, a meno di improvviso colpo di scena, che tutti ci auguriamo, sono strettamente legate agli esiti dello studio geologico e in ogni caso allo scioglimento del nodo dei contenziosi. Nel contempo noi continueremo a fare il nostro dovere di controllo con rigore, a esclusiva tutela del futuro di Acqui Terme» – concludono i consiglieri comunali di opposizione.

 

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