Acqui Terme, quale futuro per l’ospedale ?
Un polo termale all'interno del Mons. Galliano?
Acqui Terme – Fare chiarezza sul futuro dell’ospedale. E’ l’impegno che si dovranno prendere dopo le vacanze estive gli amministratori comunali, provinciali e regionali. Dopo l’annuncio nei mesi scorsi dell’accorpamento dell’ospedale Monsignor Giovanni Galliano con il Santi Antonio e Biagio di Alessandria, gli acquesi stanno sollevando una serie di interrogativi.
I principali dubbi
Il primo dubbio è rappresentato proprio sul tipo di accorpamento, tenuto conto se si tratterà di un accorpamento meramente amministrativo o funzionale. L’integrazione con l’ospedale civile di Alessandria comporterà o meno anche un integrazione sotto l’aspetto universitario? Ovvero, all’ospedale della città termale verranno gli studenti e gli specializzandi di medicina per completare la loro formazione?
Dentro o fuori dell’Irccs ?
Ci si chiede anche se con l’accorpamento all’azienda ospedaliera universitaria di Alessandria, l’ospedale di Acqui Terme potrà anch’esso entrare a far parte dell’Istituto di ricovereo e cura a carattere scientifico?
I dubbi dei sindacati
Al momento molti dubbi e perplessità sollevate dai sindacati non hanno ancora avuto risposta. Tra questi se il personale dell’ospedale di Acqui Terme attualmente in forza all’Asl di Alessandria, manterrà gli stessi livelli ed anche gli stessi emolumenti. Inoltre, si aprirà anche un confronto in merito alla mobilità interna che potrà essere effettuata direttamente tra ospedali appartenenti allo stesso ente ma chi vorrà rimanere con l’Asl dovrà chiedere il trasferimento al locale Distretto sanitario?
Il nuovo capitolo sulle cure termali
In queste ultime settimane si è parlato insistentemente della necessitaà di effettuare ricerche di acqua termale nelle vicinanze dell’ospedale. Ciò significa che s’intende portare le cure termali in ospedale ? Quindi, di conseguenza, l’ospedale potrà assumere in futuro la configurazione di azienda ospedaliera speciale di tipo riabilitativa termale.
Le attuali carenze
Oltre alle generale carenza di medici, infermieri e operatori socio sanitari, la vera preoccupazione è rivolta a pronto soccorso dove vi è in servizio un solo medico. Una situazione che in molti ritengono inaccettabile visto che il bacino d’utenza dell’ospedale civile è di oltre 40 mila persone, senza contare poi gli accessi esterni in emergenza dal nicese, ovadese e alta valle Bormida.