Acqui Terme, i misteriosi fori sul ponte Carlo Alberto raccontano la guerra
Sul parapetto in ferro dello storico ponte sono ancora visibili le tracce lasciate dalle munizioni perforanti americane. Una recente ricerca ricostruisce l'attacco del 10 novembre 1944 e identifica il velivolo impiegato
ACQUI TERME – Chi attraversa ogni giorno il ponte Carlo Alberto, tra il centro storico e la zona Bagni, difficilmente non si sarà soffermato almeno una volta a osservare gli strani fori che punteggiano il robusto parapetto in ferro. Per molti rappresentano soltanto una curiosità, tanto che i più piccoli vi si affacciano per osservare gli Archi Romani da una prospettiva insolita. In realtà quei buchi sono una delle testimonianze più evidenti della Seconda guerra mondiale ancora presenti in città.
Per comprenderne l’origine bisogna tornare al 10 novembre 1944. Quando un aereo alleato attaccò Acqui Terme colpendo civili e danneggiando gravemente il ponte Carlo Alberto. Per molti anni si è attribuita quell’azione al leggendario “Pippo”. Il misterioso velivolo che durante il conflitto terrorizzò la popolazione italiana. Tuttavia, le più recenti ricostruzioni storiche smentiscono questa versione.
Gli studiosi ricordano infatti che “Pippo” era un aereo britannico da ricognizione, impiegato prevalentemente nelle missioni notturne e non destinato a operazioni di mitragliamento o bombardamento. Esisteva inoltre una precisa suddivisione operativa tra le forze alleate. Gli inglesi svolgevano le missioni di ricognizione notturna, mentre gli americani conducevano di giorno gli attacchi contro obiettivi militari.
Munizioni perforanti contro obiettivi strategici
Una recente ricerca ha permesso di identificare la natura dei fori ancora oggi visibili sul parapetto. Si tratta dei segni lasciati da proiettili perforanti calibro .50 Browning (12,7 millimetri), munizioni progettate per colpire mezzi corazzati, depositi e serbatoi di carburante. Ogni proiettile, del peso di circa 52 grammi, era caratterizzato da un’elevata velocità iniziale che gli consentiva di perforare facilmente strutture metalliche. Come dimostrano ancora oggi le profonde perforazioni nel ferro del ponte.
Secondo la ricostruzione, l’aereo impiegato nell’attacco sarebbe stato con ogni probabilità un Republic P-47 Thunderbolt. Ovvero uno dei più celebri cacciabombardieri statunitensi della Seconda guerra mondiale. Soprannominato “Jug”, era un velivolo da oltre sette tonnellate, equipaggiato con un motore da oltre duemila cavalli e armato con otto mitragliatrici Browning da 12,7 millimetri. Utilizzate proprio per missioni di attacco contro obiettivi terrestri.
La tattica prevedeva l’avvicinamento a bassissima quota, seguendo il corso dei fiumi per ridurre la possibilità di essere individuati. Solo negli ultimi istanti il pilota apriva il fuoco contro il bersaglio, cercando poi di allontanarsi rapidamente per evitare la reazione della contraerea.
La postazione della contraerea
Le testimonianze raccolte e i rilievi effettuati consentono inoltre di individuare con buona probabilità la posizione della batteria antiaerea che difendeva la città. La piazzola sarebbe stata collocata nella zona Bagni, lungo l’attuale strada che conduce verso Regione Groppo. Un punto strategico per contrastare gli attacchi provenienti lungo la valle della Bormida.
Oggi quei piccoli fori sul parapetto del ponte Carlo Alberto rappresentano molto più di una curiosità. Sono una testimonianza materiale della guerra e raccontano, a distanza di oltre ottant’anni, uno degli episodi più drammatici vissuti dalla città di Acqui Terme.