Case di Comunità senza medici, Nallo (Iv): “Avanti a toppe con specializzandi e neolaureati”
La consigliera regionale commenta la risposta dell'assessore Riboldi sulla carenza di medici di famiglia in Piemonte: "Mancano 463 medici e altri 433 andranno in pensione entro il 2028. Così le Case di Comunità rischiano di diventare scatole vuote"
TORINO — Dovevano essere il simbolo della sanità territoriale del futuro, il presidio capace di alleggerire i Pronto soccorso e avvicinare le cure ai cittadini. Ma in Piemonte le Case di Comunità del Pnrr rischiano di aprire i battenti con un problema strutturale già evidente: la mancanza di medici.
A lanciare l’allarme è la consigliera regionale Vittoria Nallo (Italia Viva, Stati Uniti d’Europa per il Piemonte). Dopo la risposta dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi a un’interrogazione sulla carenza di medici di medicina generale. Secondo i dati forniti dalla Giunta, in Piemonte mancano attualmente 463 medici di famiglia e altri 433 andranno in pensione entro il 2028.
Le critiche della consigliera
«La risposta della Giunta conferma tutti i nostri timori: le Case di Comunità rischiano di nascere come scatole vuote», afferma Nallo. La consigliera critica il modello illustrato dall’assessore. Che prevede di concentrare nelle nuove strutture gran parte delle poche ore disponibili dei medici di famiglia, lasciando agli ambulatori territoriali risorse ridotte.
Nel mirino anche le soluzioni individuate per coprire la carenza di personale. «La Giunta ammette che chiamerà medici specializzandi, neolaureati con la sola abilitazione, medici ospedalieri e specialisti ambulatoriali. Se per far funzionare le Case di Comunità siamo costretti a chiamare d’urgenza gli specializzandi o a togliere i medici dagli ospedali, significa che il sistema è al collasso», sostiene Nallo.
La consigliera punta il dito anche contro lo stallo nazionale sulla riforma della sanità territoriale.
Per Nallo il rischio è che le nuove strutture non riescano a svolgere la funzione per cui sono state progettate. «Le Case di Comunità dovevano alleggerire i Pronto soccorso, ma senza medici di famiglia rimarranno strutture di serie B. Non accetteremo che il diritto alla salute, specie nei paesi isolati e di montagna, venga garantito da un modello spezzatino basato su turni che cambiano continuamente e soluzioni d’emergenza».