Acqui, prelievi Avis Dasma: «Da mesi con un unico medico»
Da gennaio il servizio del Centro Trasfusionale può contare su una sola dottoressa: «Per adesso nessun intoppo, ma servirebbe un’altra figura»
ACQUI TERME – Ha festeggiato lo scorso anno il 70esimo anniversario l’Avis Dasma, l’associazione dei donatori di sangue di Acqui Terme fondata nel 1955 da un gruppo di operai dell’allora vetreria Miva (Dasma, infatti, sta per “Donatori Aziendali Sangue Miva Acqui”).
Una realtà che oggi conta circa 850 iscritti ma sulla quale da tempo continua gravare un preoccupante punto interrogativo.
Numeri in crescita
«I numeri tutto sommato sono buoni – confida Giuseppe Quazzo, vice presidente – perché anche quest’anno al netto di una settantina di defezioni abbiamo registrato all’incirca 80 nuove iscrizioni». Anche il dato sulle donazioni fa registrare il segno “più”, passando dalle 1100 del 2024 alle 1150 certificate a fine 2025.
C’è, però, un altro problema sorto proprio all’inizio del nuovo anno. «Da gennaio, infatti, abbiamo soltanto un’unica dottoressa che si occupa del servizio di prelievo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 circa alle 11. L’altra dottoressa – spiega Giuseppe Quazzo – ha vinto un concorso, dovendo quindi rinunciare all’incarico al Centro Trasfusionale dell’ospedale ‘Galliano’. Questo per noi è un bel problema, perché con un solo medico per qualunque motivo il servizio è sempre a rischio sospensione. Cosa che negli ultimi tre mesi non è mai successa, ma è chiaro che con un’unica figura la situazione è abbastanza precaria. L’Asl, ovviamente, è al corrente di questa situazione, ma al momento è difficile trovare sostituti».
Dal 2018, da quando è andato in pensione il dottor Enrico Pedrazzi, ultimo responsabile del Centro Trasfusionale, è l’Avis stessa a doversi occupare del reperimento e del pagamento dei medici. La convenzione prevede un compenso di 150 euro per un impegno di tre ore, «spese che ci vengono poi rimborsate dall’Asl». La domenica il servizio è coordinato dall’Avis provinciale di Valenza.
«Mancano i giovani»
I donatori “under 30” fortunatamente sono in aumento, «il problema, però, è sempre lo stesso: manca totalmente un ricambio generazionale nel direttivo dell’associazione. Come ho già avuto modo di sottolineare – osserva il vice presidente dell’Avis acquese – in Dasma abbiamo superato tutti i 70 anni. Da qui ai prossimi anni chi prenderà il nostro posto? Abbiamo provato a interpellare qualche giovane, ma finora nessuno si è dimostrato disposto ad assumersi questo tipo di impegno». Forse potrebbe aiutare un po’ di sensibilizzazione nelle scuole: «Ci pensiamo da tempo, ma dobbiamo trovare un medico disponibile ad aiutarci nel progetto».