Terme, centro sinistra unito: «Basta parole, ora fatti concreti»
Le forze di centro sinistra lanciano l'allarme sulla questione termale. «Noi mai coinvolti: hanno fatto tutto da soli e il risultato è sotto gli occhi di tutti»
ACQUI TERME – Dopo l’assemblea pubblica organizzata dai sindacati FilCams e UilTucs per chiedere alla Regione chiarezza sulla riapertura dello stabilimento curativo Nuove Terme e sulle tutele occupazionali delle lavoratrici licenziate, le forze di centro sinistra lanciano l’allarme sulla questione termale.
Con un comunicato congiunto il Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Azione, Partito Liberaldemocratico, Carlo De Lorenzi (Centrosinistra per Acqui), Elena Trentini (La Nostra Acqui) e Nicola De Angelis (LiberAcqui) criticano l’operato della Regione e dell’amministrazione comunale.
«La legge regionale che ha fissato le scadenze delle concessioni ad aprile 2026 è stata approvata nel 2023. Sono passati tre anni, e sentirci raccontare che solo in questi giorni si stanno elaborando proposte per la gestione delle acque è il primo paradosso, per non dire altro. Il secondo aspetto è il servizio sanitario termale svolto dai Pater in questi anni, unica attività ancora aperta dopo la chiusura di Spa, piscina e alberghi vari. Ci chiediamo: come mai la Regione, la Provincia e il Comune, conoscendo bene le caratteristiche della proprietà Terme e la sua inspiegabile volontà di chiudere tutte le sue attività ad Acqui, non hanno mai messo per iscritto o deliberato la concessione ai Pater della parte di acqua necessaria a svolgere l’attività sanitaria alla scadenza del 26 aprile 2026?».
Mancanze che, secondo i firmatari, avrebbero fornito l’alibi alla proprietà delle Terme «per licenziare i lavoratori, mettendo ora le amministrazioni in posizione debolissima e a rincorrere, in estremo ritardo, soluzioni con il rischio di pagare un prezzo altissimo, sia in caso di riapertura e ancora peggio nel caso di chiusura definitiva».
“Quali i costi e i rischi dell’eventuale affitto?”
Dubbi e interrogativi anche sull’eventuale affitto dei locali e dei macchinari dello stabilimento curativo. «Alcune domande sorgono spontanee: chi è disposto a farsi carico di quest’ onere senza ancora oggi sapere quali sono le condizioni? Quali sono le condizioni tecniche, pratiche, burocratiche, legislative, amministrative per operare in condizioni di legalità e sicurezza? Se trattasi di pubblico, quali altri adempimenti oltre a quelli appena citati dovranno essere attuati? Quali sono i costi e i rischi? Chi paga tutto questo?».
Critiche all’operato del governatore Alberto Cirio e della Giunta anche sullo stallo che si è generato nei rapporti con sindacati e dipendenti dopo l’ultimo incontro in Regione dello scorso 16 febbraio. «Il metodo non è diverso nei confronti delle forze politiche di opposizione. Il Presidente Cirio nella riunione del 15 gennaio, incassa la disponibilità delle forze di opposizione che, responsabilmente, per il bene dei lavoratori e della città, non si mettono di traverso, non puntano il dito, ma si mettono a disposizione per trovare le soluzioni più idonee. Da allora non sono mai state coinvolte né informate sugli sviluppi della vicenda: hanno fatto tutto da soli e la situazione è sotto gli occhi di tutti».
Il Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Azione, Partito Liberaldemocratico, Carlo De Lorenzi, Elena Trentini e Nicola De Angelis chiedono alla Regione «risposte concrete, ritenendo comunque necessario: garantire immediatamente la continuità dell’attività sanitaria termale; definire in tempi certi le condizioni per eventuali soggetti gestori; coinvolgere formalmente e maggiormente tutti i soggetti coinvolti. Osserviamo che ci si trova di fronte alla stagnazione (per non dire altro) dell’economia, ad investimenti che latitano, ad una città che imbruttisce, a giovani che scappano…così come pure i soldi. Il tempo delle parole è finito: attendiamo fatti concreti.