Made in Italy, export agroalimentare da record: 73 miliardi di euro nel 2025
Crescita del 5% nonostante guerre e dazi. Coldiretti: “Obbligo di indicazione d’origine in Europa per continuare a crescere”
ALESSANDRIA – Nonostante conflitti internazionali, tensioni geopolitiche e guerre commerciali, l’export agroalimentare Made in Italy segna un nuovo massimo storico. Nel 2025 il valore complessivo delle esportazioni ha raggiunto quasi 73 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto al 2024. A evidenziarlo è un’analisi di Coldiretti su dati Istat. Che conferma come il cibo tricolore rappresenti un asset strategico fondamentale per l’economia italiana, oltre a essere uno dei simboli più riconoscibili e apprezzati nel mondo.
Nel dettaglio, la Germania si conferma il principale mercato di sbocco dell’alimentare italiano, con un valore di 11,2 miliardi di euro nel 2025. La Francia sale al secondo posto con 7,9 miliardi, superando gli Stati Uniti, che scendono a 7,5 miliardi. A pesare sul risultato americano sono i dazi imposti dall’amministrazione Trump, che hanno determinato un calo del 5% e l’azzeramento della crescita registrata negli anni precedenti. Al quarto posto si colloca la Gran Bretagna con 4,9 miliardi di euro. In crescita l’export verso la Cina, che supera i 670 milioni di euro, mentre resta stabile la Russia (680 milioni), ancora condizionata da embargo e sanzioni.
Coldiretti Alessandria: “Obbligo di origine a livello europeo”
“Ci sono tutte le potenzialità per continuare nel percorso di crescita e raggiungere i 100 miliardi di euro entro il 2030. Lavorando sul fronte della trasparenza e dell’internazionalizzazione per aumentare il ritorno economico per il Sistema Paese”, afferma il presidente di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco. “Il primo passo deve essere l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro. E la modifica dell’attuale codice doganale”.
Una misura che, secondo Coldiretti, garantirebbe maggiore chiarezza per i consumatori. E una tutela concreta per le imprese agricole italiane, valorizzando la qualità e la sostenibilità delle produzioni nazionali.
Più trasparenza, più occupazione
“Questo significherebbe ritorno economico per le imprese agricole italiane, ma anche una risposta sociale e occupazionale per tutti i territori – aggiunge il Direttore di Coldiretti Alessandria Roberto Bianco –. L’effetto sarebbe positivo anche sull’internazionalizzazione e sulla promozione. Dando la possibilità di comunicare con maggiore efficacia il valore delle eccellenze italiane e di approcciare nuovi mercati”.
Resta però il tema dei ritardi infrastrutturali, che secondo il Centro Studi Divulga penalizzano l’agroalimentare italiano con costi annui stimati in 9 miliardi di euro. Il gap logistico rispetto ad altri Paesi europei continua a pesare sulla competitività. Sbloccare le opere e investire su una rete integrata di aeroporti, alta velocità ferroviaria e cargo consentirebbe di migliorare i collegamenti tra Nord e Sud. Rafforzando così i traffici marittimi e ferroviari internazionali.