Sportello Lavoro di Acqui: nel 2025 +15% per le richieste d’aiuto
I numeri forniti dal servizio del Centro di Ascolto sono eloquenti: «In maggioranza sono stranieri, ma anche gli italiani sono in costante crescita»
ACQUI TERME – Anche i dati in arrivo dallo Sportello Lavoro attestano una volta di più come sul territorio Acquese sia in costante crescita il numero di coloro che sono in cerca di una occupazione.
In un anno gli iscritti al servizio garantito dal Centro di Ascolto di Acqui Terme sono passati da 729 a 857, il 15% in più. «Nel 2025 – commenta Maria Grazia Lovisolo, referente dello Sportello Lavoro di via Cassino – si è intensificata la collaborazione con il Centro per l’Impiego, in particolare per i migranti e per coloro che sono in difficoltà economiche. Nel 57% dei casi si tratta di persone di origine straniera, ma le richieste di aiuto da parte di chi è nato in Italia sono sempre più frequenti».
«Sempre meno giovani disposti ad accettare»
Quello del “family care” è il settore lavorativo più richiesto. «Per la stragrande maggioranza si tratta di donne originarie del Sud America. Dalle famiglie riceviamo sempre più richieste per una disponibilità “h 24”. Oltre al fatto che sul territorio l’età media è sempre più alta va anche considerato che per molti nuclei familiari le rette delle case di cura rappresentano un costo eccessivo».
Sono stati 95 in tutto i privati e le aziende che nel 2025 si sono rivolti allo Sportello Lavoro per offrire una occupazione. Gli esiti positivi – cioè la conclusione con assunzioni a tempo determinato e/o indeterminato – sono stati circa il 56%. Dato in leggero calo rispetto al 60-65% di media del precedente triennio.
«Sovente è difficile trovare un punto di incontro tra domanda e offerta. Nel caso del “family care” non di rado le famiglie cercano colf o badanti che siano disponibili entro pochi giorni. Gli altri due settori su cui operiamo di più sono quello agricolo e ristorativo-ricettivo. Soprattutto nel secondo caso – aggiunge Maria Grazia Lovisolo – sempre meno giovani accettano di lavorare nei fine settimana, ma molti rinunciano anche per gli stipendi troppo bassi».
«Fondi per i tirocinanti»
Per quanto riguarda i tirocini sempre meno aziende sono disposte ad avviare nuove collaborazioni. A causa dei compensi non adeguati, nel caso dei tirocini formativi lo Sportello del Lavoro si fa carico di un incremento della retribuzione mensile. «Per le 20 ore settimanali garantiamo un compenso di 450 euro anziché di 300. Di 900 anziché 600 per 40 ore. La rete che abbiamo costruito con chi ci sostiene, ovvero Fondazione Social, Fondazione Cral, Caritas e la Diocesi con i fondi dell’otto per mille, ci consente di investire somme importanti per supportare i tirocini, gli invii in Protezione Civile e le prestazioni occasionali». L’investimento complessivo nel 2025 è stato di oltre 45 mila euro.