Terme, sindacati: «Chiederemo clausole per dare priorità alle lavoratrici»
Le dipendenti dello stabilimento curativo hanno dato pieno mandato alle segretarie sindacali per proseguire nelle trattative con la Regione e il Comune
ACQUI TERME – Nella giornata di ieri, martedì 27, si è sv9lto l’incontro tra le segretarie sindacali di UilTucs e FilCams Alessandria e le lavoratrici dello stabilimento curativo delle Terme di Acqui, licenziate a inizio gennaio.
Un confronto al termine del quale le dipendenti – sia le sette con contratto a tempo indeterminato che le altre circa quindici stagionali – hanno dato pieno mandato alle referenti sindacali per proseguire nelle trattative con la Regione e il Comune, chiedendo, però, rassicurazioni per il loro futuro occupazionale. «Avere la piena fiducia delle lavoratrici per noi è molto importante», dichiara Maura Settimo di UilTucs Alessandria. «Alla Regione chiederemo clausole di salvaguardia che assicurino priorità alle lavoratrici delle Terme nel momento in cui lo stabilimento curativo dovesse riaprire per la consueta stagione di prestazioni sanitarie. Clausole che dovranno essere stringenti e senza margini di revisione. Le professionalità maturate dalle dipendenti delle Terme sono una risorsa pressoché unica che il tessuto economico locale non può permettersi di perdere».
Nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato un nuovo tavolo di confronto in Regione (presumibilmente entro la prima settimana di febbraio) tra i sindacati, il sindaco di Acqui Danilo Rapetti e l’assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino.
L’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, ha garantito piena disponibilità a un reimpiego temporaneo delle lavoratrici acquesi nell’ambito della sanità piemontese nel caso in cui non si dovesse giungere a un accordo per la riapertura dello stabilimento acquese per la stagione 2026. «La speranza di tutti, però, è che questa soluzione non debba essere necessaria e che la stagione di cure possa ripartire come di consueto entro il mese di aprile. Come abbiamo avuto modo di ribadire più volte – aggiunge Maura Settimo – non parliamo soltanto del destino di un gruppo di lavoratrici ma anche di quello di un’intera città e del suo tessuto economico».