Comuni montani, in provincia di Alessandria ne restano 15
La decisione del Governo, Fornaro non ci sta. Oggi il question time. Ecco chi è "sopravvissuto" al taglio
ALESSANDRIA – Di comuni montani in provincia di Alessandria ne rimarranno soltanto 15.
Questo se passasse la revisione voluta dal governo che “alza la quota altimetrica” per stabilire se un comune è effettivamente montano oppure no.
L’opposizione non ci sta: “Questa nuova classificazione avviene con criteri decisi a Roma, senza un confronto con i territori” sostiene l’onorevole Federico Fornaro del Partito Democratico.
Il question time
L’esperto amministratore originario di Castelletto d’Orba spiega che oggi “nel question time alla Camera al ministro Calderoli, il gruppo del Pd ha chiesto di rivedere questi criteri confrontandosi con le regioni, l’Anci e l’Uncem”.
“Non è accettabile – è il commento finale – la cancellazione anche nella nostra provincia di decine di comuni della nostra montagna appennnica, a cui verrebbero a mancare risorse fondamentali per erogare servizi ai cittadini delle loro comunità”.
Comuni montani: i “sopravvissuti”
I comuni “sopravvissuti”, e dunque ancora considerabili montani in provincia di Alessandria, sono: Albera Ligure, Bosio, Cabella Ligure, Cantalupo Ligure, Carrega Ligure, Dernice, Fabbrica Curone, Fraconalto, Gremiasco, Mongiardino Ligure, Montacuto, Ponzone, Roccaforte Ligure, Rocchetta Ligure, Voltaggio.
“Analisi tecniche”
“La legge che definisce il riconoscimento e la promozione delle zone montane evita l’assegnazione di fondi che prima venivano assegnati impropriamente a comuni che non sono di fatto montani, come Roma e Bologna. Per il triennio 2025-2027 sono stati stanziati 200 milioni di euro l’anno”. Così intierviene Enrico Bussalino, assessore agli Enti locali della Regione Piemonte.
“I criteri della legge Calderoli sono stati scelti in base ad analisi tecniche, tra le quali anche le elaborazioni proposte dai sei esperti indicati dagli enti territoriali. L’elenco dei comuni inseriti, come annunciato dallo stesso ministro, può essere ampliato sulla base di un confronto costruttivo nelle sedi istituzionali apposite. La stessa legge prevede, peraltro, che la quota regionale del Fosmit (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane) possa essere gestita autonomamente dalle Regioni. Le quali possono eventualmente destinare risorse anche a Comuni ulteriori rispetto a quelli della classificazione. L’obiettivo della Regione è prendere in considerazione questa ipotesi. Valuteremo la possibilità di destinare i fondi a nostra disposizione anche ai comuni considerati montani fino ad oggi. Oltretutto, il Piemonte (una delle regioni più montane d’Italia) avrà molte più risorse da distribuire. Inoltre è importante sottolineare che la classificazione dei comuni non si applica ai fini delle misure previste nell’ambito della Pac (Politica agricola comune). Nonché ai fini dell’esenzione dall’Imu (Imposta municipale propria) per i terreni agricoli ubicati nei comuni montani”.