Lo sport nell’Acquese: tante realtà, ma gli impianti scarseggiano
Nel dibattito organizzato dai consiglieri De Lorenzi e Trentini sono emerse tutte le criticità presenti nell’Acquese: i dirigenti chiedono strutture e cooperazione tra i Comuni
ACQUI TERME – L’Acquese come isola felice, almeno per numero di società sportive con relativi dirigenti e tesserati. Il problema sono gli impianti, in gran parte vetusti e inadatti a soddisfare i requisiti minimi richiesti dalle federazioni.
Di questo e di tanto altro si è discusso nel corso del convegno “Sport e territorio” organizzato venerdì sera ad Acqui Terme dai consiglieri comunali di opposizione Elena Trentini e Carlo De Lorenzi per parlare delle criticità con cui dirigenti e atleti locali si confrontano ogni giorno.
A fare da relatori i giornalisti sportivi Mimma Caligaris e Massimo Prosperi, il consigliere nazionale del Centro Sportivo Italiano Amedeo Ripane e per discutere di sport e disabilità Bruno Panucci, atleta paralimpico nel tennis tavolo a Sidney 2000, con l’insegnante Luisella Gatti.
«Una casa per le società»
La nota dolente riguarda soprattutto Acqui Terme, città che vanta una squadra di pallavolo in serie A3 costretta a giocare al palazzetto di Valenza. Tra le testimonianze raccolte durante il confronto anche quella di Stefano Negrini, direttore sportivo e proprietario della Negrini Cte. «Ciò che chiedono le società è avere una casa. Ad Acqui abbiamo una sola palestra comunale al coperto (all’ex caserma Battisti, ndr). l problema è che un’ora di attività in una palestra della Provincia costa 29 euro più Iva. Soldi che le società non possono permettersi. Per ottenere fondi corposi dai bandi occorre una cooperazione tra le amministrazioni comunali, così da poter realizzare progetti più ampi a servizio di un bacino di utenza più vasto».
L’ex sindaco di Visone Marco Cazzuli pone l’accento sulla mancanza di visione amministrativa in ambito sportivo ad Acqui negli ultimi decenni. «Non è possibile – ha detto – che siano stati costruiti due nuovi istituti scolastici privi di palestra. Perché in questi anni non si è mai pensato di realizzare almeno due tensostrutture per consentire ai ragazzi di svolgere attività fisica senza doversi spostare altrove?».
Dal consigliere Carlo De Lorenzi un invito ai dirigenti sportivi: «In Comune abbiamo una consulta per lo sport nominata dal sindaco. Credo che i dirigenti debbano chiedere di avere nell’organo qualche proprio rappresentante. Noi faremo il possibile per darvi voce a livello istituzionale».
I progetti in atto
Nell’Acquese, però, ci sono paesi in cui qualcosa si muove. A Cassine – dove è presente un circolo tennis per due anni miglior “basic school” in Italia sono in previsione lavori di restyling del campo da calcio, delle tribune e degli spogliatoi. A Ricaldone è in cantiere l’ammodernamento del centro sportivo. A Rivalta Bormida è stata da poco installata una tensostruttura per il tennis. A Strevi la polisportiva Airone presto darà il via al recupero del centro sportivo comunale. Ad Acqui Terme, poi, entro il prossimo anno dovrebbe iniziare il restyling della pista di atletica. Anche in altri comuni del territorio – Terzo, Bistagno e Melazzo – nel post Covid sono stati realizzati lavori di riqualificazione di campi da calcio e tennis.
Un gruppo di tennistavolo “integrato”
Al convegno su sport e territorio si è parlato anche di disabilità. Bruno Panucci, atleta paralimpico di tennistavolo a Sidney 2000, ha raccontato la propria esperienza di sportivo con disabilità motoria. Insieme all’insegnante Luisella Gatti, negli anni pre-Covid Bruno Panucci ha dato vita a un gruppo di sport integrato (atleti cone senza disabilità) nella disciplina del tennistavolo. «Un progetto che ci piacerebbe rimettere in piedi, perché è stata davvero una bella esperienza», ha sottolineato Luisella Gatti. Per quanto riguarda il tennis in carrozzina, invece, Panucci ha spiegato come i campi presenti in città siano «fortunatamente tutti accessibili»