“Agrivoltaico alla Madonnalta? Sarebbe uno scempio”
I residenti di regione Madonnalta hanno creato un comitato per dire no al progetto che dovrebbe sorgere alle porte di Acqui: "Impatto devastante"
ACQUI TERME – L’impianto agrivoltaico in regione Madonnalta non s’ha da fare. È questo l’accorato appello che il neonato comitato di cittadini “Proteggiamo regione Madonnalta” rivolge alle istituzioni «a tutti i livelli».
Il progetto, in ballo da più di un anno, è stato presentato da Elios Due Srl per la creazione di un parco agrivoltaico di circa 5 ettari alla periferia di Acqui, nel versante collinare di fianco al santuario che si trova lungo stradale Savona. Il terreno – con un’estensione totale di circa otto ettari – è proprietà di un privato non residente in città.
Come sette campi da calcio
«Noi diciamo no a quello che possiamo definire un vero e proprio scempio naturalistico – dichiara Mario Scovazzi, consigliere del comitato nonché vice sindaco di Acqui dal 2017 al 2019 – causato dall’installazione di un parco (si fa per dire) agrifotovoltaico dell’estensione di sette campi da calcio che avrà un impatto paesaggistico devastante per tutta la città».
Inizialmente agli uffici tecnici del Comune era pervenuta la documentazione per un impianto fotovoltaico con pannelli a terra. Tuttavia il provvedimento che in Piemonte vieta l’installazione di impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra su terreni classificati come agricoli, emanato a luglio del 2023 dall’allora assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa, aveva fermato l’intera prassi. «Dopodiché – spiega Scovazzi – l’azienda proponente ha deciso di optare per l’agrivoltaico. Un conto, però, è un azienda agricola che si accolla l’onere di un impianto sui suoi terreni, un altro è vedere un’area circondata da abitazioni venduta a peso d’oro a una società che nulla ha a che vedere con l’agricoltura».
«Il Comune è contrario»
L’intenzione dell’azienda proponente sarebbe quella di destinare il lotto al pascolo temporaneo degli ovini. Questione su cui l’Asl deve ancora esprimersi. «Parliamo di una zona – continua Mario Scovazzi – ad alta intensità abitativa, i cui abitanti per i prossimi decenni avrebbero davanti ai propri occhi una distesa di pannelli. Nella speranza, poi, che tra qualche anno non si venga a scoprire che un impianto da 9 megawatt di elettricità può comportare danni alla salute».
Nell’area sono ora in corso i rilievi per verificare che nel sottosuolo non siano presenti reperti archeologici. Il sindaco Danilo Rapetti si è detto «politicamente contrario all’insediamento. Purtroppo – commenta – la nostra amministrazione a oggi non ha margini di manovra, ma abbiamo già lanciato un appello alla Regione perché legiferi presto in termini conservativi del territorio».