Lavoratori nel limbo: “a questo punto è meglio essere licenziati”
Sono in un limbo senza via d'uscita una trentina di ex dipendenti della ex Cavanna Trafilerie di Morsasco, azienda dell'acquese che produceva reti elettrosaldate e chiodi, oggi in fallimento. E' il primo caso di applicazione della nuova legge sugli ammortizzatori sociali in Provincia. I dipendenti non percepiscono stipendio né indennità da 100 giorni
Sono in un limbo senza via d'uscita una trentina di ex dipendenti della ex Cavanna Trafilerie di Morsasco, azienda dell'acquese che produceva reti elettrosaldate e chiodi, oggi in fallimento. E' il primo caso di applicazione della nuova legge sugli ammortizzatori sociali in Provincia. I dipendenti non percepiscono stipendio né indennità da 100 giorni
ECONOMIA – Sono in un limbo senza via d’uscita una trentina di ex dipendenti della ex Cavanna Trafilerie di Morsasco, azienda dell’acquese che produceva reti elettrosaldate e chiodi, oggi in fallimento. E’ il primo caso di applicazione della nuova legge sugli ammortizzatori sociali, legata al Job Acts in Provincia e i timori espressi dai sindacati si sono concretizzati: il curatore fallimentare non ha chiesto, al momento, la possibilità di accedere alla cassa integrazione e i lavoratori si trovano senza lavoro, senza stipendio, senza indennità da ormai 100 giorni. A questo punto, arrivano a dire i dipendenti, sarebbe quasi meglio il licenziamento, così si aprirebbe la possibilità di accedere alla mobilità.
Il sindacato ha sempre parlato di “rapporti sereni e collaborativi” con la società, presiduta da Sergio Cavanna. Ma dopo il fallimento qualche cosa si è incrinato. La famiglia Cavanna, tramite i figli e la moglie dell’ex titolare, ha aperto una nuova società che ha affittato un ramo della vecchia azienda, coinvolgendo 12 lavoratori, i quali hanno a loro volta costituito una società che partecipa, all’1% alla nuova Tafileria del Monferrato, con sede nel medesimo stabilimento.
In contemporanea va avanti la procedura di fallimento.
Secondo i sindacati, ci sarebbero quindi i presupposti perchè il curatore fallimentare, il dottor Marcello Pollio, richieda la cassa integrazione per i 31 rimasti a casa, dando loro la possibilità di frequentare corsi di aggiornamento ed essere riassorbiti o dalla nuova azienda o dal mercato. “Ma il curatore non lo fa, lasciando i lavoratori e le loro famiglie senza stipendio, senza contributi, non potendosi licenziare perché non hanno diritto alla Naspi (la nuova disoccupazione) e paradossalmente non resta loro che sperare nel licenziamento da parte dell’azienda”.
Una proposta di accordo, a dire il vero, le Trafilerie Monferrato l’avevano presentata, ma Uilm e Fiom l’hanno ritenuta “inaccettabile su tutti i fronti” e rispedita al mittente. Il prossimo passo sarà quello di “chiedere un incontro con il Prefetto. La situazione che si è verificata con la Cavanna potrebbe non essere l’unica, anzi, temiamo sia la prima di una lunga serie. Esiste un vuoto normativo, che va in qualche modo colmato”.