Discarica di Gavonata, la Corte d’Appello dà ragione al Carsu di Acqui Terme
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
27 Novembre 2015
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Discarica di Gavonata, la Corte d’Appello dà ragione al Carsu di Acqui Terme

Dopo 19 anni si chiude l'ultima controversia ancora aperta riguardo alla vicenda della discarica di Gavonata di Cassine. Il Carsu di Acqui e gli altri 27 comuni non devono nulla alla RT Ferrero

Dopo 19 anni si chiude l'ultima controversia ancora aperta riguardo alla vicenda della discarica di Gavonata di Cassine. Il Carsu di Acqui e gli altri 27 comuni non devono nulla alla RT Ferrero

PROVINCIA – Una lunga controversia ha preoccupato per anni numerosi comuni dell’acquese per la vicenda della discarica e del bio-digestore, mai costruiti, di Gavonata di Cassine. Il CARSU (il vecchio consorzio per lo smaltimento dei rifiuti, ora in liquidazione), di cui il Comune di Acqui deteneva il 47% delle azioni, fu citato in giudizio come responsabile della mancata costruzione e, inizialmente condannato a pagare 4,8 milioni di euro. L’azione legale fu intrapresa perché i Comuni decisero, tramite una votazione, di revocare il contratto alla società RT Ferrero, sulla base di motivazioni politico-amministrative che hanno ritenuto inadeguati gli impianti previsti nel progetto destinati allo smaltimento del rifiuti.

Dopo un passaggio in Cassazione nel 2013, il faldone è arrivato nelle mani della Corte d’Appello di Torino, che giovedì 19 novembre ha definitivamente dichiarato il Consorzio non responsabile dello stop avvenuto ad inizio lavori. “Finalmente, dopo 19 anni di attesa, il Comune di Acqui e gli altri 27 comuni del consorzio hanno avuto buone notizie per quanto riguarda il risarcimento; – dichiara Walter Ottria, Consigliere regionale PD – posso dirmi assolutamente soddisfatto del risultato raggiunto con questa sentenza che ha riportato equità nella vicenda”.

La motivazione della Corte chiarisce che il Consorzio non ha avuto alcuna responsabilità nel mancato ingresso dei mezzi nell’area di Bosco delle Sorti, sito individuato per l’opera, poiché furono i cittadini a presidiare il perimetro negando ogni tipo di tentativo di conciliazione.

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