Premio Acqui Ambiente: i vincitori della X edizione
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
11 Giugno 2015
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Premio Acqui Ambiente: i vincitori della X edizione

Katia Ricciarelli, Renzo Martinelli, Luca Barbareschi, Brando Quilici, Giordano Bruno Guerri, Lorenzo Capellini sono i vincitori della X edizione del Premio AcquiAmbiente. Premiazione domenica 28 giugno a Villa Ottolenghi

Katia Ricciarelli, Renzo Martinelli, Luca Barbareschi, Brando Quilici, Giordano Bruno Guerri, Lorenzo Capellini sono i vincitori della X edizione del Premio AcquiAmbiente. Premiazione domenica 28 giugno a Villa Ottolenghi

ACQUI TERME – La Giuria del Premio Acqui Ambiente ha scelto i vincitori della X edizione. La cerimonia di consegna del Premio AcquiAmbiente si terrà domenica 28 giugno, nella cornice di Villa Ottolenghi, la celebre acropoli delle arti in zona Monterosso ad Acqui Terme, a partire dalle ore 17,00.

Questa edizione ha voluto premiare quali “Testimoni dell’Ambiente” tre personalità di rilievo a livello nazionale, provenienti da ambiti diversi ma ugualmente sensibili al tema dell’ambiente: Katia Ricciarelli, Renzo Martinelli e Luca Barbareschi.

Katia Ricciarelli si è esibita nei migliori teatri del mondo, e nel corso della sua straordinaria ed intensa attività lirica e concertistica, ha cantato con le più grandi voci della musica classica, da Mario Del Monaco, Franco Corelli, José Carreras, Placido Domingo, Luciano Pavarotti. E’ stata diretta dai più insigni direttori d’orchestra e registi da Herbert Von Karajan, Riccardo Muti, Claudio Abbado, Zubin Mehta, Carlo Maria Giulini, Carlos Kleiber, Lorin Maazel, Georges Prêtre e Gianandrea Gavazzeni, Franco Zeffirelli, Luca Ronconi, distinguendosi come la voce italiana più seducente e rappresentativa del panorama artistico degli ultimi trent’anni del XX secolo. La sua
poliedricità le ha permesso di affermarsi anche come direttore artistico, regista lirico, attrice teatrale e cinematografica, in diversi film TV e fiction e in film d’autore con interpretazioni di successo, quale il ruolo da protagonista nel film La Seconda Notte di Nozze di Pupi Avati che le valse il Nastro d’Argento. Grosso successo sta riscuotendo in questi ultimi mesi il libro autobiografico di Katia Ricciarelli Da donna a donna, la mia vita melodrammatica, Edizioni Piemme, scritto con la collaborazione di Marco Carrozzo.

Renzo Martinelli riceve il premio speciale “Testimone dell’ambiente” per “Vajont, la diga del disonore” (2001), trasmesso in prima serata su Rai Movie giovedì 9 ottobre scorso. Il film (tra gli interpreti, Leo Gullotta, Philippe Leroy e Laura Morante), ha ottenuto anche il David di Donatello. E’ la ricostruzione, in chiave cinematografica, della tragedia del 9 ottobre 1963, allorché, dalle pendici del monte Toc, nella valle del Vajont, 260 milioni di metri cubi di roccia precipitarono nel bacino artificiale della diga. L’enorme massa sollevò un’onda di 250 metri che distrusse i paesi sottostanti, provocando più di 2000 morti.
La pellicola, artisticamente di forte impatto narrativo ed emotivo, è un duro atto d’accusa verso chi sottovaluta i segnali d’allarme che spesso precedono gli eventi catastrofici della natura. La tragedia del Vajont non fu una fatalità, ma un evento annunciato. In quegli anni la tesi che andava per la maggiore era la mancanza di prevedibilità degli eventi. Martinelli ha al suo attivo numerosi film di interesse storico, su vicende che hanno coinvolto profondamente l’opinione pubblica italiana. Tra questi, «La bambina dalle mani sporche», grande successo televisivo con Sebastiano Somma e Ornella Muti, ispirato all’operazione «Tangentopoli» e alle grandi truffe Parmalat e Cirio; «Piazza delle Cinque Lune», incisiva indagine sulla tragedia di Aldo Moro; «Il mercante di pietre» (2006, sul terrorismo islamico); «Barbarossa» (2009, dedicato
all’imperatore che voleva conquistare l’Italia); «11 settembre 1683» (in America, «September, eleven»): la battaglia di Vienna come premessa dell’attacco alle Torri Gemelle. Attualmente è impegnato a realizzare per Rai Cinema il film che avrà per titolo «Ustica. La verità», dedicato alla tragedia dell’aereo dell’Itavia precipitato tra le isole di Ponza e di Ustica il 27 giugno 1980 con 81 vittime.

Una personalità d’eccezione si appresta a ricevere l’altro massimo riconoscimento del Premio, intitolato a Ken Saro Wiwa: Luca Barbareschi. Esordisce come regista nel 1996 con Ardéna. Girato a Calcàta, in provincia di Viterbo, il film rende l’incanto di questo paese di mille abitanti nella valle del Treja: case di tufo, un’origine medievale sulla quale il tempo è scivolato gentilmente. Merito della storia, certo, ma il film di Barbareschi vi aggiunge qualcosa: fa di quest’angolo lo sfondo di un passato prossimo, quello dell’adolescenza di un tredicenne nell’estate 1969, quando la tv trasmette lo sbarco sulla Luna e la radio le canzoni del Festival di Woodstock.
Nel 2002 Barbareschi incarna, tra i primi nel cinema italiano, un ecologista, figura che si pone oltre la destra e la sinistra. Da lui diretto e interpretato, oltre che scritto, “Il trasformista” rappresenta sottilmente e ironicamente il crollo dell’utopia davanti alla realtà. L’”ecologista” del film di Barbareschi è quindi solo un bravo piemontese, che si prodiga durante un’alluvione, fino a vedersi proporre l’elezione in Parlamento. Ma qui cominciano le umiliazioni. E, peggio, le tentazioni…
Nel 2013 ancora Barbareschi produce, sceneggia, interpreta e dirige “Something Good”, film ispirato a sofisticazioni alimentari e al relativo traffico di derrate pericolose. Produzione italiana di respiro internazionale, girata a Hong Kong e dintorni, Something Good vede Barbareschi nel ruolo di un criminale d’alto bordo, che muove dollari a milioni, posto a confronto con gli esiti della sua condotta: la morte di un bimbo cinese, uno dei tanti, per intossicazione alimentare. Nello stesso tempo scopre che lui stesso è ormai nel mirino dei suoi mandanti. L’attenzione di Barbareschi per le tematiche ambientali, lo stile con cui le ha rappresentate nella sua carriera di produttore, sceneggiatore, regista, interprete, si sottrae dunque ai luoghi comuni e attinge, nel connotare i personaggi, alle peripezie del meglio senza negare il fascino del peggio.

Vincitori della X edizione, per la sezione opere a stampa, che quest’anno con cinquanta volumi in concorso ha segnato il record di partecipanti di tutte le dieci edizioni, sono risultati Brando Quilici, con il volume “Il mio amico Nanuk“, Sperling & Kupfer e Giordano Bruno Guerri – Lorenzo Capellini, con il volume “Con D’Annunzio al Vittoriale”, Minerva Edizioni.

Il mio amico Nanuk è un avvincente romanzo che descrive l’amicizia tra un adolescente e un cucciolo di orso polare. Opera di Brando Quilici, figlio del grande Folco e nipote di Nello, questo libro, anche un po’ autobiografico, si impone anzitutto per il grande rispetto e amore per la natura. E in secondo luogo, per l’avvincente descrizione del rapporto che lega il protagonista al piccolo orso e dal quale si evince come il mondo animale sia ricco di sensazioni, di spinte e di capacità affettive non dissimili da quello umano. Da questo libro, con la regia di Brando Quilici, è stato realizzato un celebre film naturalistico a colori attualmente proiettato in 90 nazioni dei 5 continenti, ai primi posti per incassi in molti Paesi.

Nel libro Con D’Annunzio al Vittoriale Giordano Bruno Guerri, scrittore e storico, descrive il suo privilegiato e straordinario «incontro» con la natura, l’ambiente e il disvelamento dell’anima di un grande poeta e racconta come ha recuperato e riaperto al pubblico le Vallette del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, una vasta e magnifica area naturale del parco, che nel 2012 ha vinto il Premio per il più bel parco d’Italia. Suggestivamente illustrate dalle foto di Lorenzo Capellini, celebre fotografo de “Il Mondo” di Mario Pannunzio e di Alberto Moravia, i cui migliori scatti sono esposti nei più importanti musei del mondo, questo libro aiuta a comprendere la filosofia di vita di Gabriele D’Annunzio. “Non chi più soffre, ma chi più gode, conosce”, è una sua celebre massima. Per “godere”, Gabriele D’Annunzio intendeva il piacere della conoscenza, della difesa della natura e della bellezza della creazione.

Conduttrice della manifestazione sarà Antonia Varini, di Rai Uno Mattina, volto molto amato della televisione, che intervisterà i premiati di questa edizione, già nota al pubblico per la sua simpatia, la sua verve e la sua abile conduzione, accanto a Franco Di Mare, delle ultime edizioni dell’Acqui Storia.

La cerimonia si svolgerà nello splendido scenario delle colline acquesi, che si gode dal parco di Villa Ottolenghi, una location rappresentativa sotto l’aspetto naturalistico, artistico e culturale, gentilmente concessa dal proprietario Vittorio Invernizzi e splendidamente illustrata nel volume di grande formato “Villa Ottolenghi Wedekind. Una residenza del Novecento ad Acqui Terme”, edito da Umberto Allemandi e uscito in tutte le librerie italiane proprio in questi giorni.
 

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