Il valore della memoria
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Vittorio Gatti - redazione@alessandrianews.it  
27 Aprile 2015
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Il valore della memoria

In questi giorni un buon numero di alessandrini ha varcato la soglia della Cattedrale cittadina, in occasione della festività della Madonna della Salve. Vorrei però soffermarmi su un altro ‘pellegrinaggio’ alla nostra Cattedrale dove c'è una lapide che ricorda gli eventi di settant’anni fa: della Liberazione

In questi giorni un buon numero di alessandrini ha varcato la soglia della Cattedrale cittadina, in occasione della festività della Madonna della Salve. Vorrei però soffermarmi su un altro ?pellegrinaggio? alla nostra Cattedrale dove c'è una lapide che ricorda gli eventi di settant?anni fa: della Liberazione

 OPINIONI – In questi giorni un buon numero di alessandrini ha varcato la soglia della Cattedrale cittadina, in occasione della festività della Madonna della Salve, patrona della Diocesi: ogni anno, con un certo stupore, si nota come, anche nel mutato contesto religioso, la tradizione devozionale rimanga presente nella nostra città e nei dintorni.

In queste poche righe vorrei però soffermarmi su un altro ‘pellegrinaggio’ alla nostra Cattedrale: quello che ha visto gruppi di cittadini e autorità recarsi (anche solo idealmente) nella sacrestia dei canonici del duomo, ove una lapide ricorda gli eventi di settant’anni fa. In effetti la Liberazione ad Alessandria lega la sua storia al ruolo fattivo del clero, in particolare di don Quinto Gho; l’opera di mediazione svolta permise che si giungesse al compromesso e alla resa delle forze nazifasciste.

Non ho la competenza per una valutazione storica di quei fatti, mi permetto solo di presentare una riflessione sul valore della memoria, perché la distanza cronologica e culturale non li faccia apparire come totalmente sganciati dal tempo che stiamo vivendo.

Certamente risalta subito ai nostri occhi moderni il ruolo della Chiesa e del clero, con un intervento così operativo nell’ambito del vivere civile. Si potrebbe pensare che, cambiati i tempi, oggi la rilevanza sociale del dato religioso sia profondamente mutato: anche solo ad una osservazione superficiale si direbbe, da un lato, relegato alle prese di posizioni sulle questioni morali, dall’altro assai meno influente per la diversa consistenza numerica dei cattolici.

Il ricordo della Liberazione deve quindi ‘fare la tara’ degli elementi riconducibili a quel contesto? Forse i fatti del 28 aprile 1945 (è quello, infatti, il giorno ufficiale della liberazione della nostra città) ci richiamano ad un differente clima di comunità: certamente erano diversi i confini tra gli ambiti ‘civile’ e ‘religioso’, ma proprio gli eventi della Liberazione mostrano la possibilità realizzata di una condivisione di intenti, della ricerca comune del bene.

Ritengo che un’autentica memoria non debba limitarsi alla proclamazione di valori (peraltro da ribadire in questi tempi confusi); penso sia indispensabile rinnovare quella consapevolezza, che comporta dialogo e rispetto, che riconosce anche alla dimensione religiosa un contributo non trascurabile alla costruzione del vivere comune, contributo che la nostra città ha sperimentato settant’anni fa.

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