Corruzione: gli aspetti sociali, economici, amministrativi e politici
Un fenomeno che fa aumentare i costi delle contrattazioni pubbliche, mantiene e aumenta il clientelismo, sabota la qualità del servizio pubblico e arriva in alcuni casi anche a compromettere la democrazia perché impedisce in qualche modo la promozione della persona e rende le società meno giuste e meno aperte
Un fenomeno che fa aumentare i costi delle contrattazioni pubbliche, mantiene e aumenta il clientelismo, sabota la qualità del servizio pubblico e arriva in alcuni casi anche a compromettere la democrazia perché impedisce in qualche modo la promozione della persona e rende le società meno giuste e meno aperte
OPINIONI – Fra le cause della grave crisi socio-economica del nostro Paese viene, spesso, citato il fenomeno della corruzione. Vorrei introdurre, seppure brevemente, una riflessione sulle analisi che in ambito criminologico negli ultimi anni sono state fatte su questo grave e complesso reato. Le quattro direttrici principali sulle quali si soffermano i ricercatori a livello internazionale sono in sintesi: 1) sociali
2) economiche
3) amministrative
4) politiche.
“Una spiegazione scientifica del comportamento criminale può essere formulata in termini di processi che agiscono nel momento in cui il reato si verifica, oppure in termini di processi che agiscono nella storia antecedente dell’autore del reato” (Sutherland e Cressey, 1978). Quindi, il comportamento criminale si legge o in chiave situazionale o contestualizzandolo in una ricerca storico/evolutiva. Nella prospettiva situazionale si può dire che il contesto oggettivo fornisce opportunità per uno specifico comportamento criminale, si badi che questa prospettiva non esclude l’importanza del soggetto agente riconoscendogli a pieno il ruolo di attore relazionale che opera in una stretta logica di costi e benefici. Nella prospettiva storico/evolutiva sono prese in esame le inclinazioni, le abilità, le esperienze acquisite del soggetto nel corso della sua esperienza professionale e di vita.
Come è noto questi reati sono stati definiti i reati dei cosiddetti colletti bianchi e costituiscono una branca particolare della criminologia. White collars è stata la definizione che diede Edwin Sutherland per la prima volta nel lontano 1940 ai reati commessi da persone che esercitavano una professione intellettuale i cui tratti distintivi erano (sono sic!) il prestigio sociale e la finalità professionale del comportamento. In questi studi e fino agli anni ’60 negli Usa vennero “etichettati” questi colletti bianchi come soggetti dotati di prestigio sociale, potere economico, politico, finanziario e pertanto con un’influente capacità di azione sul legislatore e sul potere giudiziario.
Il mondo globalizzato e il conseguente dilatarsi del mercato internazionale hanno determinato, fra le altre cose, anche una complessa modificazione dei fenomeni criminosi che contemplano anche quelli legati alla corruzione. Come esempio unico pensiamo alle multinazionali, ma è bene subito tener presente che ogni Paese ha una sua propria specifica legislazione penale con norme che variano da Stato a Stato in virtù, ovviamente, della loro storia e della storia del loro diritto.
Sia l’Europa che le Nazioni Unite tentano da anni di impegnarsi sulla complessità del fenomeno corruttivo. Nel Programme of Action against Corruption del 1995 si legge: “La corruzione può essere combattuta attraverso delle misure punitive di carattere negativo, oltre che con quelle di carattere positivo. La creazione di una morale ostile alla corruzione, attraverso una moralità ed un’educazione civica è senza dubbio il miglior approccio alla lotta contro il crimine in generale e la corruzione in particolare… Di conseguenza, la punizione per la corruzione dev’essere esemplare. La confisca dei frutti della corruzione aiuterà ad insegnare che questo crimine non paga…”.
Oggi, in Italia, si parla di corruzione “politico-amministrativa-sistemica” ossia in questa definizione il patto corruttivo viene a perdere il suo carattere duale fra corrotto e corruttore per ridefinirsi con e nella presenza anche di altri soggetti con ruoli e funzioni diverse. In questa forma di manifestazione criminologica della corruzione è bene ricordare il ruolo svolto da veri e propri centri di potere che fungono da regolatori e da garanzia di complessi meccanismi corruttivi. È questa la storia degli ultimi anni.
Vorrei, infine, ricordare che la corruzione fa aumentare i costi delle contrattazioni pubbliche, mantiene e/o aumenta il clientelismo, sabota la qualità del servizio pubblico e arriva in alcuni casi anche a compromettere la democrazia perché impedisce in qualche modo la promozione della persona e rende le società meno giuste e meno aperte.