Ricorso al Tar: “la regione ha superato la nostra linea del Piave”
I sindaci dell'acquese, con il promo cittadino della città termale in testa, spiegano le motivazioni del ricorso al Tar contro la legge di riordino della rete ospedaliera. "Una scelta tecnica e non politica. La regione pur con qualche apertura, ha negato le nostre richieste"
I sindaci dell'acquese, con il promo cittadino della città termale in testa, spiegano le motivazioni del ricorso al Tar contro la legge di riordino della rete ospedaliera. "Una scelta tecnica e non politica. La regione pur con qualche apertura, ha negato le nostre richieste"
ACQUI TERME – “La motivazione per cui è stato fatto il ricorso al Tar contro la Delibera Regionale 1/600 è soltanto di ordine tecnico: durante tutti i colloqui con la Direzione Sanitaria Regionale e con la Giunta Regionale era stato richiesto dai comuni dell’acquese ciò che era considerato una vera “linea del Piave”, ovvero il minimo da poter ottenere per salvaguardare la salute dei nostri Abitanti, il che consisteva nel poter mantenere almeno i reparti salvavita (Cardiologia e Rianimazione).Invece, pur con qualche piccolissima concessione, ciò ci è stato negato, cancellando praticamente Cardiologia e riducendo al lumicino la Rianimazione, che rimarrà quasi esclusivamente a supporto della Sala Chirurgica”. Così i sindaci dell’acquese hanno motivato il ricorso al Tar contro la legge di riordino ospedaliero, varata dalla giunta regionale.
“Quella di tutti noi Sindaci non è stata una decisione politica, ma la reazione conseguente al fatto che l’acquese, già territorio dalla particolare orografia e, per di più, non lambito da autostrade (il primo casello è a 22 Km!), fosse stato drammaticamente (appunto perché tolti i salvavita) penalizzato”.
Quasi tutti i Sindaci intervenuti alle numerose riunioni, di qualunque fede politica essi fossero, hanno ritenuto che la Regione “ci stesse condannando alla mutilazione dei Servizi Sanitari essenziali della nostra zona, senza tener conto del territorio, dei trasporti, dell’isolamento delle nostre valli a ridosso degli Appennini a causa della critica condizione delle vie di comunicazione esistenti, e che, quindi, questo ricorso fosse un atto dovuto verso le quasi 19000 persone che hanno firmato per la difesa dell’Ospedale: più di due terzi dei maggiorenni dei nostri territori!”
I Sindaci, comunque, si sono dichiarati ben disposti a trattare per vedere se realmente sia possibile ottenere qualcosa in più a salvaguardia dei nostri Cittadini: se ciò si verificasse e se veramente si ottenesse qualcosa di concreto e di scritto sui reparti salvavita, saremmo disposti a ritirare il ricorso.
Non siamo però disposti ad accettare che, per un mero taglio lineare, si perdano reparti e servizi.
I Sindaci devono essere i portavoce della Cittadinanza e devono mostrare alle Istituzioni di essere capaci di difendere la Popolazione e salvaguardare quelle strutture che garantiscono almeno il primario diritto sancito dall’art. 32 della Costituzione Italiana, ovvero il diritto alla salute.
“Relativamente al processo di riconversione negli Ospedali sede di Pronto Soccorso di Base delle cardiologie non previste dalla Dgr 1-600/2014 come strutture complesse si prevede la loro riconfigurazione in strutture semplici e il mantenimento dei servizi correlati in relazione al fabbisogno del territorio e in coerenza con gli ospedali sede del DEA di riferimento.
Per quanto concerne le attività cliniche, con particolare riferimento all’attività di supporto alle chirurgie, verrà garantito il supporto anestesiologico- rianimatorio anche attraverso il mantenimento di letti di terapia intensiva e/o di sub-intensiva coerenti con il bisogno generato dall’attività assegnata al presidio.”