Gli italiani ricorrono sempre più alla sanità privata
Secondo una recente indagine del Censis è emerso che un italiano su cinque ricorre alla sanità privata, soprattutto se si tratta di cure ritenute urgenti
Secondo una recente indagine del Censis è emerso che un italiano su cinque ricorre alla sanità privata, soprattutto se si tratta di cure ritenute urgenti
PROVINCIA – Secondo una recente indagine del Censis è emerso che un italiano su cinque ricorre alla sanità privata, soprattutto se si tratta di cure ritenute urgenti. Il Censis evidenzia che è sempre più diffusa la pratica di pagare direttamente alcuni servizi sanitari: per giungere a queste conclusioni lo studio parte analizzando il ruolo della sanità integrativa per poi arrivare alle disfunzioni della sanità pubblica. I cittadini che decidono di ricorrere alle prestazioni sanitarie a pagamento sono circa 12,2 milioni, principalmente per due motivi: i tempi di attesa nella sanità pubblica sono troppo lunghi e i ticket sono troppo alti.
Le liste d’attesa sono un punto critico della sanità pubblica, ecco alcuni esempi per dimostrare quanto tempo bisogna attendere prima di effettuare determinati esami in una struttura pubblica:
- visita ortopedica: si va da un minimo di 22 giorni al Nord-Est a un massimo di 65 giorni al Centro
- prima visita oculistica: si passa dai 50 giorni al Nord-Est ai 125 giorni al Centro
- visita ginecologica: si oscilla tra i 12 giorni al Sud e i 68 giorni al Centro,
- colonscopia: si attende da un minimo di 33 giorni al Nord-Est a un massimo di 216 giorni al Centro,
- ecografia all’addome: i tempi variano dal minimo di 36 giorni al Nord-Est al massimo di 206 giorni al Centro
- risonanza magnetica al ginocchio: si attendono 22 giorni al Nord-Est e 213 giorni (dieci volte di più) al Centro.
Un dato significativo da evidenziare riguarda le cure odontoiatriche in quanto è crollato il ricorso al dentista a pagamento (oltre un milione di visite in meno tra il 2005 e il 2012); questo significa che per effetto della crisi molti cittadini scelgono le prestazioni che possono fare subito a pagamento e quelle da rinviare. È significativo quanto ha affermato Stefano Cecconi, responsabile Politiche della Salute della Cgil Nazionale, commentando i dati del Censis: “Il fatto che milioni di italiani rinuncino alle cure per motivi economici, mentre chi può si rivolge al privato, sono la conferma ulteriore di un’emergenza sociale che non può essere ignorata”. Secondo Cecconi “trenta miliardi di tagli lineari in 5 anni e troppi ticket hanno danneggiato il Servizio sanitario nazionale pubblico. Così il diritto alla salute e alle cure non è più assicurato a tutti, soprattutto nelle regioni sottoposte a piani di rientro. L’eccessivo peso dei ticket, oltre a far male ai cittadini, ha ridotto le entrate per il Servizio sanitario e favorito il privato”.
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