Martedì 10 Dicembre 2019

Spigno Monferrato

Spigno ricorda don Virginio Icardi, il partigiano 'Italicus'

Sacrificò la sua vita per salvare 45 padri di famiglia

Spigno ricorda don Virginio Icardi, il partigiano 'Italicus'

Don Virginio Icardi, foto tratta dagli atti del Convegno di Malvicino del 2005

SPIGNO MONFERRATO - Domenica 1 dicembre, alle 15,30, Spigno Monferrato ricorderà don Virginio Icardi, parroco di Squaneto dal 1933 al 1944; per l’occasione il sindaco Antonio Visconti scoprirà una lapide commemorativa. «Ricorre il 75esimo anniversario della morte, avvenuta in un agguato a Pareto il 2 dicembre del 1944» ha spiegato il primo spignese. Chi conosceva don Icardi lo definiva ‘esuberante, generoso ed idealista’ con la speranza di prestare officio a Buenos Aires in Argentina. Lo scoppio della guerra glielo impedì. «Dopo l’8 settembre 1943, don Icardi sostenne i partigiani locali e assunse il nome di Italicus - ha continuato il sindaco - Il 18 agosto alcuni partigiani di Cairo catturano tre genieri tedeschi sul ponte del Guadobono a Cartosio. Furono condotti a Squaneto, dove rimasero alcune ore, per poi proseguire per Santa Giulia a Dego, distaccamento del Biondino».

La rappresaglia tedesca fu immediata. Un ampio rastrellamento a Pareto, Malvicino, Roboaro, alla ricerca dei tedeschi, portò all’arresto di 45 ostaggi condotti nella caserma di Acqui. Per lo scambio di prigionieri fu interessato il vescovo Dell’Omo, il quale, tramite il segretario don Galliano, chiese l’intervento di don Icardi. «Questi, avendo chiara la possibilità della fucilazione degli italiani, si mise a disposizione recandosi a Santa Giulia e convincendo il Biondino a lberare i tre ufficiali tedeschi. A Don Galliano però dirà: «Dì al tuo vescovo che per liberare i prigionieri di Malvicino e Roboaro pagherò con la vita».

Rilasciati gli ostaggi, i nazisti misero in atto un pesante rastrellamento, nel corso del quale a seguito di una tentata violenza, venne assassinata Teresa Bracco, poi dichiarata Beata. Don Icardi venne invece ucciso nel dicembre successivo, a Pareto, con tre colpi di arma da fuoco. Nelle sue tasche una lettera indirizzata al generale Farina, comandante della Divisione San Marco: «Italicus mi battezzai e Italicus rimarrò: triste immagine di quella Patria un giorno regina e oggi in lutto ed in catene. Italicus non è un delinquente, un sanguinario, un esaltato. Egli non ha che un’ambizione, un desiderio, sentire in sè quanto la Patria sente, prova nei suoi figli: sarei un traditore, un vigliacco un indegno di vivere se in si grave momento agissi altrimenti. A simile spettacolo, già tanto triste, sconcertante, doloroso, ecco aggiungersi massima sventura per una nazione, la guerra fratricida. Sig. Generale perché non stringersi in un sol blocco e porre fine una volta per sempre a quella lotta fratricida che ci dissangua, c’indebolisce ogni giorno, e ci rende più schiavi?» scrisse. Fu seppellito nel cimitero delle Croci Bianche di Altare, dove riposano insieme repubblichini, partigiani e militari alleati.

 

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