Mercoledì 06 Luglio 2022

Cultura

I migliori poeti dialettali a Terzo per la Biennale di Poesia

L’appuntamento rientra nel programma delle iniziative della Biblioteca

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TERZO - I più importanti esponenti della poesia dialettale italiana si incontrano sabato 25 a Terzo, simbolicamente il paese in cui si tiene un importante concorso nazionale come il ‘Gozzano’. Merito della Biennale di poesia che qui ha deciso di tenere la nuova tappa del percorso in atto quest’anno nel territorio della provincia. Una scelta resa possibile dal fatto che è stata inserita nel programma di manifestazioni della Biblioteca di poesia di Terzo. L’appuntamento è dalle 17,30 alle 22,30 in Sala Benzi e nell’Arena Comunale.
Nella prima, dalle 17,30 alle 9 si terrà l’incontro con i poeti dialettali. Dopo l’introduzione e gli interventi di Giuseppe Zoppelli e Mauro Ferrari, sono in programma le letture da parte di Giacomo Vit (Friuli), Silvio Ornella (Pordenone), Alfredo Panetta (dialetto calabrese) ed Edoardo Penoncini (Ferrara). Dopo la pausa con buffet, dalle 21 alle 22,15 nell’Arena Comunale altre letture dei poeti Giampiero Nani (Ponti*), Davide Romagnoli (Milano), Luigi Balocchi (Milano), Massimo Capirossi (Asti), Simonetta Longo (Casale), Sergio Gallo (Cuneese) e altri.

Interesse crescente

Poesia dialettale oggi significa occuparsi non di un fatto marginale ma anzi di un fenomeno nazionale che produce lavori di alto livello. «Molti - spiega Mauro Ferrari - dei principali poeti italiani sono dialettali. Direi che tra i migliori dieci, almeno tre o quattro scrivono in dialetto. Questa è la situazione. Anzi, sta diventando un po’ anche di moda». Ovviamente proprio per questo è necessario prestare attenzione. «Diffido - dice Ferrari - degli assistenti universitari che decidono a cinquant’anni di scrivere raccolte in dialetto. Sono iniziative fatte apposta per un libro e manca l’aspetto naturale. Il dialetto non deve essere costruito a tavolino. Ma gli autori più importanti non sono così, è gente che normalmente propria parla in dialetto. Sono stato a di Vit e conosco gli altri benissimo: usano quotidianamente il vernacolo, anche perché provengono da zone ancora rurali in cui queste parlate continuano a essere utilizzate». Il problema è riuscire a capirli. «In effetti - riflette Ferrari - Il limite è che nel tuo dialetto ti capiscono in pochi. Per esempio, se un gigante come Vit legge in friuliano anch’io non comprendo niente. C’è di buono che oggi quasi tutti si autotraducono. Quindi c’è la possibilità di capire il testo. Quando fanno la letture, prima parlano in italiano e poi in dialetto in modo da avere un’idea di come suona nella sua lingua».

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