Mercoledì 06 Luglio 2022

L'intervista

Bruno Barosio: «Ok Terme e turismo, ma insieme a cultura e solidarietà»

Intervista al candidato sindaco del Partito Democratico: "Vorrei più giovani a Palazzo Levi"

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Bruno Barosio

ACQUI TERME - Dal ‘99 al 2009 sindaco di Bistagno, è Bruno Barosio l’uomo scelto dal centrosinistra acquese per la corsa alla poltrona di Palazzo Levi. Pensionato, 69 anni, Barosio è stato funzionario dell'Agenzia delle Entrate e dipendente della Provincia con incarichi nei settori Agricoltura e Welfare. A sostegno della candidatura dell'ex primo cittadino bistagnese, sabato 28 (ore 9) farà tappa ad Acqui Terme Pierluigi Bersani, per un incontro pubblico al Caffè dei Mercanti a cui prenderà parte anche l'onorevole Federico Fornaro.

 

Bruno Barosio, tra i sei nomi in corsa lei e il suo omonimo candidato dell'Udc siete i soli a non aver ancora ricoperto una carica in una Giunta acquese. Contando il peso politico degli altri quattro candidati, la attende una sfida quantomeno ardua...
Il prossimo sindaco di Acqui Terme dovrà misurarsi con problematiche di notevole portata, e di natura diversa rispetto al passato. La pandemia ha cambiato radicalmente la vita anche delle aree provinciali. Vi è una grande insicurezza e una diffusa preoccupazione per il futuro anche a breve termine.Sono cambiati anche gli strumenti attraverso i quali gli amministratori locali possono approcciare le soluzioni. Certo, esistono problemi concreti, come il rilancio del settore termale e turistico. Ritengo però che l’impegno più grande sarà trovare velocemente il modo di raggiungere gli aiuti finanziari comunitari e nazionali, che sono tanto grandi quanto impegnativi da attivare.

A Bistagno amministrava un comune di 2mila abitanti, ora si candida per guidare una città dieci volte più grande alle prese con problematiche di vario tipo che ben conosciamo. Cosa le hanno insegnato i dieci anni da sindaco?
Sarebbe pretenzioso pensare che il semplice fatto di aver già ricoperto una carica amministrativa accrediti chiunque come il possibile risolutore delle crisi. Occorre molto di più; sono diversi i problemi e sono diversi gli strumenti per risolverli. Il futuro sindaco potrà attingere alle esperienze vissute, ma non deve credere che le soluzioni siano scritte; secondo me aiuta di più conoscere i metodi per affrontare i problemi che non averne, magari risolti di simili. Da sindaco ho sempre privilegiato il dialogo e la ricerca della condivisione delle soluzioni; in questa fase storica lo sviluppo locale passa attraverso la creazione di alleanze tra gli enti locali, appartenenti a una area vasta omogenea. Diventa quindi decisiva la capacità di creare una rete di enti locali, nella quale si ricerchino le soluzioni più adatte per rilanciare territori sovra comunali. Questa è l’attività che mi prefiggo di svolgere fin da subito, nel caso di successo, richiamando l’esperienza vissuta nelle vesti di dirigente provinciale, partecipando ai tanti tavoli di concertazione con amministratori locali e portatori di interessi delle varie categorie economiche e sociali.

Ultimamente si sono susseguiti molti “botta e risposta” tra alcuni dei candidati sindaci, Lucchini, Rapetti
e Roso in particolare. Polemiche da cui lei finora è rimasto fuori. Cosa ne pensa di questi due mesi di
campagna elettorale?
Non amo le polemiche a prescindere, soprattutto quelle sul passato. Identificare veri o presunti colpevoli delle crisi non risolve nulla. In questi due mesi di campagna elettorale ci siamo confrontati sulle modalità di risoluzione della situazione con la proprietà della ex società pubblica “Terme di Acqui Spa”. Abbiamo detto molte cose, e quanto meno definito quello che è il problema dei problemi, ovvero il monopolio di fatto nella gestione della risorsa dell’acqua termale. Ritengo che tutti i candidati abbiano in agenda, come primo appuntamento amministrativo, la risoluzione della questione Terme. La vera sfida, però, è quella di riportare il settore termale nel suo insieme al centro dell’economia dell’acquese, e per fare questa occorrerà sfruttare l’opportunità di portare massicce risorse pubbliche attraverso le progettazioni territoriali integrate e le azioni di coesione sociale. Con coinvolgimento degli imprenditori e degli investitori privati.

Quali sono, in sintesi, i punti cruciali del suo programma e cosa serve alla città per tornare a essere la punta di diamante del turismo provinciale e regionale?
Penso che debbano essere prioritariamente attivati i progetti che corrispondano alle missioni definite dal Pnrr. Il turismo è ricompreso nella prima missione, insieme alla digitalizzazione, alla innovazione e alla competitività. Nel mio programma vi sono quattro pilastri fondamentali: oltre le terme ed il turismo, la cultura e la solidarietà. Quest’ultimo settore secondo me rappresenta un’area che richiederà grande attenzione. Il mondo del volontariato coinvolge una grande quantità di persone che gratuitamente offrono il proprio impegno e le proprie capacità. Occorre indirizzare questa enorme forza sociale, in attuazione anche dei sistemi di intervento e di correlazione previsti dalla normativa sugli enti del terzo settore. La rinascita di Acqui Terme e dell’acquese parte dal settore termale ma il territorio ha bisogno di una nuova politica amministrativa complessiva, che richiede l’applicazione di nuovi principi in tutti i settori. Non vi sono tanto punti cruciali da attuare, quanto principi cardine da applicare in tutte le scelte che saranno fatte.

Lei sarà sostenuto da due liste: nel caso gli acquesi dovessero premiarla, che tipo di Giunta ha in mente?
La giunta deve essere composta da uomini e donne che abbiano competenza e passione. Devono conoscere il territorio, la sua storia e le sue caratteristiche, così da avere una visione di sviluppo omogenea. Mi piacerebbe che per ogni competenza vi fossero un assessore senior ed un assessore junior. Vorrei attuare una forma di tutoraggio per i giovani che vogliano conoscere e capire cosa significa e quanto può essere appassionante occuparsi della cosa pubblica e delle comunità. Ho una certa età, sono disposto a dare un contributo come sindaco, restituendo parte di quello che ho avuto, appartenendo ad una generazione molto fortunata, ma vorrei che il prossimo sindaco fosse un “millennials”.

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