Lunedì 27 Settembre 2021

Acqui Terme

Addio industrie: smantellata anche la Grattarola & Ceriani

Se ne va un altro pezzo di storia produttiva di Acqui Terme

Addio industrie: smantellata anche la Grattarola & Ceriani

ACQUI TERME - L’era industriale di Acqui Terme è conclusa? Nei giorni scorsi un altro pezzo di storia produttiva ha abbandonato la città bollente. Ruspe rombanti e smantellato lo stabilimento Grattarola & Ceriani di Acqui Terme, un’industria che negli anni '90 dava lavoro a più di cento operai. Oggi, con poche decine di lavoratori, la società ha ritenuto opportuno trasferirsi in una realtà più piccola allocata a Bistagno.

«E così la città perde un altro sito produttivo che dava lavoro ad Acqui Terme – commenta Eraldo, un operaio oggi in pensione che ricorda bene i tempi d’oro – Negli anni 60/70 la città ebbe un grande sviluppo industriale, tutte attività produttive legate alla vocazione agricola del posto. Ad esempio la Grattarola & Ceriani produceva torchi per la vendemmia. Poi la produzione è stata aggiornata per soddisfare le collaborazioni con la Carlo Montanari di Milano e la Grondona di Genova per cui realizzavano macchinari per la pasta e per la cioccolata».

La società, unitamente a tante altre, Miva, Kaimano, Gamondi, Martinetti, tutte società a ‘conduzione familiare’, produceva ricchezza dando da mangiare a tante famiglie acquesi. «Poi è stato un inesorabile declino e tutte queste ditte hanno chiuso i battenti o si sono trasferite altrove – continua l’intervistato – Io sono stato più fortunato perché la Pompe Garbarino, dove lavoravo, ha continuato ad espandersi diversificando la produzione». E in effetti dal capannone di via Marenco, sempre più grande ed arroccato nel reticolato urbano, sono uscite dalle pompe per il vino iniziali a quelle nautiche di oggi.

Secondo lei qual è la causa di questa diaspora industriale? «Una buona parte di responsabilità penso ce l’abbia isolamento logistico – risponde – Ovada e Novi Ligure, ad esempio, hanno svincoli autostradali che rendono più agevole la circolazione delle merci. Però l’esempio della Garbarino insegna che alla base della resistenza ci debba essere anche un attaccamento al territorio, alla propria località di origine. Oggi c’è da chiedersi: chi produce ricchezza ad Acqui Terme?».

Domanda per nulla scontata atteso che il turismo, soprattutto quello legato alle Terme, è in forte flessione da anni e di conseguenza anche le attività produttive dell’indotto e/o commerciali. «Moltissimi lavoratori acquesi sono costretti a spostarsi nelle località circostanti: Alessandria, Genova o l’Astigiano – conclude – Che la città si stia trasformando in una località dormitorio?». Preoccupazione non da poco. La soluzione arriverà dallo svincolo autostradale di Predosa?

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