Lunedì 18 Gennaio 2021

Terme spa

Crisi, liti e incertezze: cercasi idee per il rilancio

Ormai le  terme non bastano più per il turismo

ACQUI TERME - Che tra l'amministrazione comunale e la società per azioni Terme di Acqui non corra buon sangue non è una novità. Fin dai primi giorni in cui la Finsystem di Alessandro Pater rilevò le quote di maggioranza delle Terme da Finpiemonte (81 per cento) il dialogo con Palazzo Levi non è mai stato dei migliori.

Tra scambi poco diplomatici di accuse, scontri a distanza sui giornali e a colpi di carte bollate, le relazioni si sono decisamente raffreddate, soprattutto con la chiusura della piscina estiva e poi di tutti gli stabilimenti. Nella telenovela Lucchini-Pater una parentesi grottesca è stata la campagna social per spingere a pulire la piscina: avevano lanciato l'hashtag #alessandrocambialacqua, mossa che non ha certo contribuito a migliorare i rapporti tra le parti.

L'ultimo 'dispetto' è il rifiuto delle Terme di concedere terreni per la realizzazione di una pista ciclabile turistica comunale.

In questo clima teso restano due certezze: la stagione termale disastrosa dovuta principalmente alla pandemia e la mancanza cronica di progettualità - Covid a parte - che tradotto vuol dire assenza di investimenti. Una situazione che se non dovesse cambiare potrebbe incrinare i rapporti tra la proprietà e il management societario, che era stato chiamato a gestire stabilimenti da mille e una notte e che ora non avrebbe gli strumenti per una progettualità a medio periodo.

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