Sabato 04 Luglio 2020

Politica

Emergenza Covid: il commercio acquese secondo la Lega

Le linee guida tracciate dai padani acquesi per salvare l'economia della città

Emergenza Covid: il commercio acquese seconda la Lega

ACQUI TERME - «Erano gli ultimi giorni di febbraio quando per le nostre strade le persone non circolavano più, iniziavano a vedersi le prime mascherine sui volti – hanno premesso dalla Lega acquese – E’ arrivato poi l’8 marzo, il decreto del Consiglio dei Ministri che ha deciso misure urgenti di contenimento del contagio nella regione Lombardia, in alcune province del Nord tra le quali Alessandria. Da allora, giorno dopo giorno, i commercianti hanno vissuto un calvario». 

La riflessione delle camice verdi dirette da Marco Cerini non fa una piega: «Con le serrande abbassate non si pagano le utenze, non si pagano le locazioni e tanto meno le tasse. I famosi 600 € del decreto 'cura Italia' non sono ancora arrivati a moltissimi esercenti – hanno lamentato - Ammettiamo pure che la situazione dei commercianti, dei ristoratori ed albergatori fosse già sofferente, ma con la tenacia che li contraddistingue stavano già lottando da mesi contro la crisi. Oggi però non riescono a combattere, perché le loro armi sono comunque “solo” la buona volontà, i loro sorrisi, i loro prodotti, la gentilezza e il garbo che usano per fidelizzare i loro clienti. Bisogna quindi a questo punto trovare delle soluzioni che aiutino queste persone a rialzarsi e a ricostruire le loro attività». 

Il bilancio di molte famiglie acquesi è legato al commercio e al turismo acquese, titolari delle piccole imprese e tanti dipendenti. Bisogna pensare a loro e i leghisti acquesi hanno la cura per ridare abbrivio all’economia locale: «Noi siamo pronti con alcune proposte che potrebbero essere d’aiuto alla precaria situazione economica delle partite Iva acquesi – hanno informato Cerini & Co. - Dialogando telefonicamente con loro o leggendo sui social le richieste proponiamo una riduzione del plateatico per quanto riguarda i Dehors dei bar e ristoranti, facendo pagare solo una cifra simbolica o poco più per la ripartenza dell’attività in vista della stagione estiva. Un’altra proposta potrebbe essere quella di un dimezzamento della TARI e della TASI in base al regolamento comunale. Anche per quanto riguarda l’IMU si potrebbe pensare ad uno sconto ai proprietari di immobili che acconsentissero ad un ribasso dell’affitto di locazione agli inquilini». 

Un pensiero anche ai commercianti senza sede fissa: «Anche gli ambulanti chiedono, oltre ad una riduzione e allo spostamento a settembre delle scadenze, di pagare il plateatico in molteplici rate, addirittura fosse possibile mensili, perché in tal modo graverebbero meno sul loro bilancio essendo più dilazionate. Soltanto aiutando il commercio economicamente si può sperare in una veloce ripresa perché purtroppo senza ausili molte serrande non si rialzeranno più perché troppo provate da questi quasi due mesi di chiusura totale» hanno concluso i leghisti.

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