L’Amianto e le righe sulle mappe
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Emiliano Bottacco - redazione@alessandrianews.it  
11 Novembre 2015
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L’Amianto e le righe sulle mappe

Da sempre il treno è considerato "un mito di progresso" da parte di politici che lo cavalcano con svariati obiettivi: ma che succede quando poi le righe tracciate sulle mappa diventano espropri, rivoluzione del territorio, rischio di grandi depositi di amianto da smaltire?

Da sempre il treno è considerato "un mito di progresso" da parte di politici che lo cavalcano con svariati obiettivi: ma che succede quando poi le righe tracciate sulle mappa diventano espropri, rivoluzione del territorio, rischio di grandi depositi di amianto da smaltire?

OPINIONE – Non c’è nulla di più facile che tirare linee rette su una carta geografica. Lo diceva Gaetano Salvemini. L’Italia era quella dei primi del Novecento: un paese agricolo e arretrato. Il treno, parafrasando un celebre cantautore, era un mito di progresso. Per molti politici, nuove linee ferroviarie e opere civili erano un indispensabile corollario di discorsi retorici; promesse di un futuro mirabolante all’insegna dello sviluppo e dell’industrializzazione.

Anche oggi, con le dovute differenze, politici e amministratori locali sembrano nutrire un’immensa passione per le rette tracciate sulle mappe.
Il difficile inizia quando le linee ferroviarie vanno davvero realizzate.
Come tutti sappiamo, non è solo un problema di soldi e risorse da trovare. E’ anche un problema di limiti fisici che il territorio ti impone: torrenti da attraversare, ostacoli da aggirare, montagne da scavare, detriti da scavo (il cosiddetto smarino) da spostare e ricollocare in apposite cave.
E quando le montagne rischiano di essere piene di milioni di metri cubi di rocce ricche di amianto che poi tocca smaltire, ecco che le cose si fanno ancora più complicate.
E pensare che era così facile tirare una riga retta sulla mappa. Il pennarello ha una bella punta morbida, l’inchiostro sgorga lucido e abbondante lasciando un lungo segno sulla carta, come la bava di una lumaca, ma più elegante: lì c’è Genova, qui attraversiamo l’Appennino, qua facciamo il retroporto, poi puntiamo a nord, oltre le Alpi, attraverso l’Europa, verso l’infinito e oltre.

Mentre il politico o il tecnico di turno fanno scorrere il pennarello sulla mappa, tra parchi e valli abitate, la loro immaginazione è rapita dal futuro. I loro occhi vedono container di merci scaricati dalle navi e caricati su grandi convogli ferroviari. E, in un orgasmo futurista, la mente si perde a calcolare il volume delle merci e le ricadute positive sul territorio.

E chi si oppone? Ma chi? Quei quattro teppisti dei No Tav? Gli abitanti dei paesotti e delle cittadine interessate dal tracciato? Nemici del progresso malati incurabili della sindrome di Nimby, manipolati da terroristi senza scrupoli che non hanno interesse allo sviluppo del territorio, ma solo a destabilizzare per motivi ideologici, eccetera eccetera.
Suona bene vero?
Ma quando si palesa il rischio dell’amianto tutti questi bei discorsi suonano di colpo stonati. Specialmente in una provincia come la nostra, dove se ne conoscono fin troppo bene gli effetti devastanti sulla salute delle persone. Se in giro per l’Italia capita ancora di imbattersi in persone che non conoscono, non capiscono o minimizzano il rischio amianto, nella provincia di Alessandria è difficile sottovalutare il problema di fronte ai cittadini.
E così ieri, ad Alessandria, la questione amianto nei cantieri del terzo valico dei Giovi è esplosa durante l’incontro in Prefettura tra membri della Commissione lavori pubblici del Senato, i Presidenti delle regioni Piemonte e Liguria, i direttori di Arpa delle due regioni ed i Sindaci del territorio. Ci sono ancora infatti dubbi e incertezze sulle differenti metodologie adottate da Arpa e Cociv, il consorzio di imprese per la realizzazione dell’opera, in merito al rilevamento delle rocce contenenti amianto.
La notizia che ieri il Sindaco di Alessandria Rita Rossa abbia chiesto all’Arpa di fare chiarezza e abbia ritirato la disponibilità del Comune all’utilizzo delle cave sul suo territorio ci fa tirare un sospiro di sollievo.

Tutti in attesa del verdetto dell’Arpa, quindi: amministratori locali e, soprattutto, cittadini. Già, dimenticavamo, quando si tirano rette sulla carta geografica si rischia di tirarle anche sulle vite delle persone. Proprio questo bisogna essere ancora più attenti, per evitare di lasciarsi prendere la mano.
Ora ai cittadini non resta che aspettare le risposte dell’Arpa. E vigilare perché alle parole degli amministratori locali seguano i fatti.
Perché spesso le righe tracciate sulle mappe non si lasciano cancellare tanto facilmente.

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