I migliori film del 2013
Mentre il 2013 sgocciola via rinnoviamo lappuntamento retrospettivo con il cinema dellanno, tirando le fila di quel che si è visto nelle sale italiane e proponendo la nostra top ten.Eccovi I migliori film distribuiti in Italia nel corso dellanno solare
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Se con Carnage Polanski aveva già mostrato cosa era in grado di fare delle venerande unità di tempo, luogo e azione aristoteliche con Venere in pelliccia estremizza ancora il linguaggio, sottrae ulteriormente attori, ambienti, trame e ne esce con un capolavoro. Un teatro, un regista, un’attrice. Un provino, un testo (il romanzo omonimo di Sacher-Masoch adattato da David Ives), due personaggi. La magia del teatro e quella del cinema. Un’interprete, Emmanuelle Seigner, che come una strega o una menade, entra ed esce da molteplici panni in maniera sconvolgente. Un film che è un abisso, ma ordinato come un disegno di Alberti. Un baccanale, ma matematicamente calcolato. Una seduta spiritica, ma da laboratorio.
2. Miss Violence – Alexandros Avranas
La piccola Angeliki si suicida il giorno del suo undicesimo compleanno. Raro è trovarsi di fronte a un’opera che così poco lascia in pace lo spettatore, che lo mette di fronte a un orrore insostenibile non tanto per ciò che viene mostrato dalla macchina da presa ma per il fuori campo, l’immaginato e l’indiziario, il ricostruito a posteriori, il temuto e infine verificato. Suggerisce e stimola una sceneggiatura che si nasconde, che tiene il basso profilo, avara di fatti chiari e distinti ma in cui tutto si tiene e (quasi) tutto si spiega; ed è perturbante la conoscenza e perturbante il dubbio, la promessa e infine la suggerita negazione di un lungamente agognato finale risolutivo. Prova registica assoluta di Avranas, giustamente premiato col Leone d’Argento a Venezia 2013.
3. Holy Motors – Leos Carax
Attesissimo fin da Cannes 2012. Il film visto quest’anno più teorico, complesso, geniale nel suo essere radicalmente alieno e misteriosamente presente a ogni visione precedente e successiva. Un saggio sulle possibilità del cinema, sui suoi fondamenti primi e i suoi destini ultimi, forse sulla sua fine. La giornata di un uomo che interpreta altre vite, un trasformista alla Zelig, un attore ma anche uno spettatore. Si vive, si muore, si fa e si vede cinema «per la bellezza del gesto». Sopra tutto, un atto d’amore.
4. The Grandmaster – Wong Kar-wai
A proposito di bellezza del gesto. Tutto è bellezza ieratica, serena ed insieme attraversata da una carica emozionale di rara intensità nel cinema di Wong Kar-wai. Da Hong Kong il ritorno dell’anno. Girato in due anni, vita di un uomo, Yip Man, maestro di Kung-fu, e affresco di un’epoca in vorticoso mutamento. C’è tutto Wong: la sua leoniana ricerca dell’Attimo perfetto nel Tempo che si frantuma, i suoi personaggi romanticamente appassiti, un immenso Tony Leung, l’amore per Hong Kong e la rimasticazione del cinema di genere sul filo di un dialogo tra Oriente e Occidente sempre di nuovo rinnovato. Bentornato Maestro.
5. La quinta stagione – Peter Brosens, Jessica Woodsworth
Film belga assoluta sorpresa a Venezia 2012, colpevolmente dimenticato nel palmarés e distribuito malissimo quest’anno in sala. Una piccola comunità rurale rinnova ancora una volta il tradizionale rito del falò con cui si brucia il fantoccio dell’inverno e si accoglie la primavera alle porte. Ma la paglia non brucia e la primavera non arriva. Un anti-disaster movie di disturbante potenza, confezionato con rigore e minimalismo per rendere ancora più potente la ribellione della natura all’uomo, agghiacciante nella sua assenza di effetti speciali, nella semplicità della sua sostanza.
6. Spring Breakers – Harmony Korine
Apparentemente pruriginosa pulp fiction sulle vacanze eccessive di quattro studentesse. In realtà puro laboratorio di estetica della contemporaneità. Nero sarcasmo sull’ansia del divertimento sfrenato e sul mito americano aggiornato a post-MTV, musica pop sparata a palla, corpi nudi innaffiati dall’alcool, droga sesso e violenza tanto patinati da sembrare più finti di GTA. Korine fa centro con un film che si avvale di una grande fotografia e di un montaggio estremamente frammentato e personale che infila la storia in un frullatore e ci lascia smarriti e al tempo stesso esaltati, eccitati e crudeli. Woody Allen diceva che il cinema imita la vita mentre la vita imita la cattiva televisione. Spring Breakers è il cortocircuito geniale di questo aforisma.
7. Still Life – Uberto Pasolini
Piccolo gioiello instant cult a Venezia 2013, dove ha vinto il premio alla Miglior regia nella sezione Orizzonti. Uberto Pasolini, romano trapiantato a Londra, produttore di Full Monty, mette in scena la storia di John May, impiegato addetto a rintracciare i parenti di chi muore solo e gestirne le esequie. Sill Life significa “natura morta”, con lo stesso occhio, la stessa illuminazione, la stessa perfezione formale è costruito il film e allo stesso modo il suo protagonista ricostruisce i suoi “casi”, popola di fantasmi la sua vita monotona. L’ultimo puzzle da ricomporre gli insegnerà tantissimo. Finale straziante per un film quasi perfetto, sarebbe bastato che finisse 30 secondi prima…
8. Django Unchained – Quentin Tarantino
Tarantino invecchia bene, mettendo in gioco ogni volta la sua stessa prassi registica, senza snaturarsi e riuscendo ancora ad essere sempre un passo avanti le etichette di chi l’ha trasformato in un aggettivo troppo presto. Un kolossal western sulla schiavitù ispirato a Django di Corbucci e a L’anello del Nibelungo di Wagner. Ennesima scommessa vinta costruendo una macchina spettacolare che funziona alla perfezione pur nell’esagitato intreccio e forse nell’eccessiva lunghezza. Cast (Foxx, Waltz, Di Caprio) da applausi.
9. Stoker – Park Chan-wook
Dieci anni dopo aver sconvolto il mondo con il geniale Oldboy il sudocoreano Park Chan-wook si misura con la prima produzione occidentale. Thriller hitchcockiano tutto giocato sulle apparenze, il non detto, il taciuto nella fosca storia della famiglia Stoker, che flirta con l’horror – vedi il décor da casa stregata del quasi unico set – e con il fascino del male, come flirta la giovane India, eroina in divenire, con il sinistro zio Charlie.
10. Pacific Rim – Guillermo Del Toro
Robottoni contro mostri giganti che vogliono conquistare il mondo. È quel che sembra. Una colossale macchina da intrattenimento che non conosce momenti di stanca. Una giostra per I-Max su cui programmaticamente si sale e ci si dimentica di tutto ciò che non sia (cine)visione. Rimasticazione hollywoodiana di buona parte della cultura popolare giapponese degli ultimi 50 anni è la miglior risposta stagionale all’annosa domanda “perché dovrei andare in una multisala e spendere 10 euro per un film al tempo di bitTorrent?”.