Martedì 05 Luglio 2022

L'intervento

Prc sulla crisi idrica piemontese: «Serve un cambio di paradigma»

Parole del segretario regionale Alberto Deambrogio. Gli interrogativi a Protopapa

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TORINO - Il comitato regionale del Piemonte e della Valle d'Aosta del partito della Rifondazione Comunista interviene sulla crisi idrica che coinvolge la regione. Così il segretario regionale Alberto Deambrogio: «La situazione, come ha recentemente dichiarato anche l’Autorità di bacino del Po, è drammatica, ma proprio perché ci troviamo in queste condizioni occorre una riflessione profonda, in grado di cogliere ogni aspetto del problema, senza affidarsi a scorciatoie e sollecitando tutte le responsabilità in campo. Da quest’ultimo punto di vista, solo per fare un esempio, cosa ha da dire il Consiglio regionale a fronte di un evidente non rispetto delle norme sul deflusso ecologico? Che esse stiano solo sulla carta è chiaro a chiunque guardi il Po: un fiume in coma profondo da cui, con tutta evidenza, molti captano in modo irresponsabile».

Prosegue il segretario: «Io credo che la gestione della siccità richieda un approccio complesso, in grado di andare anche oltre le richieste di nuovi bacini artificiali. Servono piccoli invasi per il recupero delle acque piovane, non grandi infrastrutture, la cui efficacia è discutibile sul lungo periodo. Esse potrebbero diventare insufficienti o addirittura non funzionali, come dimostra la situazione del lago di Ceresole Reale. Ciò su cui occorrerebbe effettivamente investire è lo stoccaggio e la ritenzione dell’acqua nel terreno, tese alla ricarica delle falde; molti studi stanno dicendo che questo tipo di immagazzinamento offre una capacità di gran lunga superiore a quella dei bacini idrici, su cui pendono anche controindicazioni economiche e ambientali. Che ha da dire su questa partita l’assessore all’agricoltura Protopapa? Ritiene possibile andare oltre una fumosa idea di nuova governance della risorsa idrica e della costruzione di nuovi invasi? È in grado di reimpostare le attività del settore a partire dal lato dell’offerta d’acqua con chiari limiti? Quali sono gli attori, oltre ai gruppi di interesse, che ha in mente di coinvolgere? Per restare su questo decisivo terreno, occorre poi dire che andrebbero fatte scelte precise, orientate a sostituire le colture idrovore, come ad esempio il mais coltivato per produrre biogas; occorre andare verso colture autunno-vernine meno idricamente esigenti. È assolutamente insufficiente la riconversione dei fondi del Piano di Sviluppo Rurale verso un utilizzo utile e razionale della risorsa idrica, mentre non è alle viste un’ idea di regimazione delle acque in grado di mettere a confronto aziende ed enti locali, per evitare infrastrutturazioni impattanti e inutili. La questione centrale – ha concluso Deambrogio – risulta essere quella, bruciante, di un cambio di paradigma produttivo e ambientale: il tempo è finito. Per farlo occorrerebbe anche perseguire un approccio integrato, imperniato non sulle divisioni competitive provinciali e regionali, ma bensì sul bacino del Po».

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