Giovedì 15 Aprile 2021

Acqui Terme

Il castelletto in "Coppedè" di via Soprano: chi erano i proprietari?

La ricerca dello storico acquese Lionello Edoardo Archetti Maestri

Il castelletto in "Coppodè" di via Soprano: chi erano i proprietari?

Il castelletto in via dei Soprano

ACQUI TERME - Si trova in via Soprano a due passi dalla sede della Polizia Stradale (un tempo caserma dei Carabinieri). Celata dalle piante ad alto fusto, una villa di mirabile fattezza richiama un gusto di altri tempi, quando il turismo era di élite e Acqui Terme coccolava nei suoi fanghi notabili, diplomatici e teste coronate di mezza Europa. Eppure il castelletto in questione non è citato in alcuna guida, non è segnato in alcun percorso turistico/culturale acquese. Nessun citofono, l'immobile, ben tenuto, appare disabitato.  

Abbiamo chiesto aiuto ad un appassionato di storia locale, Davide Di Benedetto amministratore della pagina social 'Sei di Acqui se' dove vengono sovente pubblicate cartoline, documenti ed altre testimonianze della città che fu. Ci ha fornito il contributo uno studioso d'eccellenza della storia staziella, Lionello Edoardo Archetti-Maestri: «L’edificio, prossimo all’area dello scomparso mulino Soprano (quello più in alto rispetto alla città di Acqui) di cui resta il nome nella toponomastica urbana, venne fatto costruire negli anni '20 del secolo scorso dall’acquese Paolo Pellizzari, vedovo di Lucia Sofia Ottavia Breganze («facoltosa gentildonna veneta» stante alle dichiarazioni della signora Jolanda vedova del nipote Giacinto Bertone) - ha spiegato - Paolo Emilio Baldassare P., nacque in Acqui il 13 ottobre 1872 da Giulio Cesare Giacinto («contadino» nell’atto di nascita) e da Teresa Caratti, dove morì, in via Soprano 6 (nel castelletto), il 2 giugno 1946 («benestante» nell’atto di morte). L’area su cui sorse la sua residenza doveva già esser stata di proprietà paterna. Dopo alcuni passaggi di proprietà fu acquistata dal M° Roberto Benzi che lo alienò poi alla ditta Orione».

Lo storico non è riuscito a risalire al progettista ma «con ogni evidenza sia il committente che l’architetto si sono ispirati al così detto “stile Coppedè” realizzando una ben più modesta copia dell’imponente castello Mackenzie di Genova (quartiere di Castelletto, piazza Manin)». Una 'copia' che tra le residenze storiche acquesi fa comunque la sua figura. 

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