Martedì 24 Novembre 2020

Acqui Terme

Ristoratori e Dpcm, Max Bernaschina de 'La Curia': "Ci hanno illusi, poi chiusi di nuovo"

"Cosi si danneggia la filiera del tartufo"

I ristorati e il Dpcm, Max Bernaschina de 'La Curia': "Ci hanno illusi, poi chiusi di nuovo"

ACQUI TERME - Il nuovo Dpcm partorito dalle stanze romane è stata una doccia fredda per i ristoratori del Belpaese. Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato Massimo Bernaschina de La Curia, noto ristorante di Acqui Terme. «Io ero ottimista, sono sincero, non pensavo si arrivasse a questo – commenta - Chiuderci la sera, nel periodo clou della stagione del tartufo, danneggia tutta la filiera e tutto il nostro territorio».

A fine ottobre e per tutto il mese di novembre la trifola dell’Acquese attira tanti appassionati dell’enogastronomia nostrana; nel weekend la città bollente si riempie di visitatori che amano abbinare una passeggiata serale nella città bollente ad un lauto banchetto con tipicità piemontesi. «Con il nuovo Dpcm forse riusciremo a fare qualcosa per il pranzo del sabato ma è improbabile che durante la settimana qualcuno venga a pranzare da noi. Tra l’altro consiglia si non muoversi dal proprio Comune e questo ci danneggia molto perché ad Acqui venivano tanti clienti dalle città vicine».

La ‘mazzata’ del Governo è arrivata in un momento di flebile ripresa per gli imprenditori nostrani. «Grazie all’iniziativa del Comune di chiudere le strade per realizzare gratuitamente dehors, in centro si era creato un polo di bar, enoteche e ristoranti molto apprezzato dai turisti – continua Bernaschina – Questo a fine estate ha risollevato un po’ le sorti di una stagione turistica castrata dal precedente lockdown. Il fatto che in giro non ci fossero sagre ha fatto sì che molta gente venisse a mangiare in città».

Quello che brucia è il coacervo di informazioni contrastanti. «Ci hanno prima illusi e poi chiusi – il rammarico - Io ho commissionato lavori per attrezzare e riscaldare il mio giardino così da favorire l’enoteca che altrimenti sarebbe rimasta chiusa per le disposizioni sul distanziamento. Ora sosterrò la spesa per utilizzarlo se e chissà quando. Questa nuova chiusura vanifica quanto fatto per rispettare le regole e lavorare in sicurezza. Siamo certi che i contagi vengano dai ristoranti (di
Acqui)? Qualcuno ha pensato alle scuole e ai mezzi pubblici?».

Cosa farete ora? «Quello che abbiamo fatto durante il precedente lockdown: take away e delivery – risponde il titolare de La Curia – Solo che nelle grandi città ci sono tante ditte di consegne a domicilio, noi dovremo attrezzarci in casa. Mia moglie ha stilato un menu a prezzi competitivi che comunque non prescinde dalla qualità che ci ha reso famosi e io li consegnerò nel circondario di Acqui. Guadagno? Macché, lo facciamo per non perdere la clientela».

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